
Dopo l’ordinazione episcopale di S.E. Mons. Domenico Basile, celebrata lo scorso sabato 11 aprile, il cammino della Chiesa di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi entra in una nuova tappa, altrettanto significativa. L’attenzione si concentra ora sull’ingresso canonico del nuovo Vescovo, mercoledì 22 aprile alle ore 17:30 in Cattedrale, momento in cui il ministero ricevuto si radica concretamente nella vita della Diocesi (a fianco la locandina ufficiale diocesana).
Se l’ordinazione ha reso Mons. Basile Vescovo nella pienezza del sacramento, è attraverso l’ingresso canonico che egli assume ufficialmente la guida pastorale della Chiesa che gli è stata affidata. Non si tratta di un semplice passaggio formale, ma di un atto ecclesiale che segna l’inizio reale del suo servizio come pastore.
Per questo, comprendere il significato e lo svolgimento di questo rito è essenziale: questo articolo si propone di accompagnare il lettore dentro i suoi passaggi, per aiutarlo a riconoscere ciò che accade e vivere questo momento non da spettatore, ma con consapevolezza, attenzione e partecipazione ecclesiale.
Che cos’è l’ingresso canonico: un atto che rende visibile la missione
L’ingresso canonico, tradizionalmente chiamato anche “presa di possesso della Diocesi”, è il momento in cui il Vescovo assume in modo ufficiale e pubblico la guida pastorale della Chiesa che gli è stata affidata. Non è un passaggio accessorio rispetto all’ordinazione, ma il compimento concreto di ciò che è stato ricevuto come dono.
Ridurre questo momento a una semplice formalità significherebbe non coglierne la profondità. In esso, infatti, si intrecciano dimensione giuridica e significato spirituale: da una parte il Vescovo entra legittimamente nel suo ufficio, dall’altra si manifesta visibilmente una relazione nuova tra il pastore e il popolo di Dio.
Da quel momento, il Vescovo diventa realmente guida della Diocesi, chiamato a esercitare il suo ministero nell’annuncio del Vangelo, nella custodia della comunione e nella cura pastorale di una comunità concreta, fatta di volti, storie e cammini.
Questo passaggio rende evidente una verità fondamentale della vita ecclesiale: la Diocesi non è una struttura organizzativa, ma una Chiesa viva, affidata a un pastore che è chiamato a servirla nel nome di Cristo, condividendone la vita e accompagnandone il cammino nella fede.
Accogliere il Vescovo, segno di comunione
L’ingresso canonico non inizia con la celebrazione eucaristica, ma nei momenti che la precedono, quando il nuovo Vescovo giunge nella Diocesi e viene accolto dalla comunità. È un passaggio carico di significato, spesso semplice nei gesti, ma profondamente eloquente: il pastore entra per la prima volta nella Chiesa che gli è affidata e incontra il suo popolo.
Tradizionalmente, l’arrivo del Vescovo avviene nello spazio antistante la Cattedrale, dove viene accolto da rappresentanti della Diocesi, delle istituzioni e della comunità ecclesiale. Questo primo incontro esprime una dimensione fondamentale: il ministero episcopale nasce dentro una relazione concreta, fatta di volti, di storie e di attese.
Come indicato dalla Diocesi (leggi l’articolo completo), il programma prevede alle ore 17.15 la partenza del Vescovo Mons. Domenico Basile dal Pontificio Seminario Regionale Pio XI, accompagnato dall’Amministratore Apostolico Mons. Domenico Cornacchia e dal segretario particolare don Maurizio de Robertis, per dirigersi verso Corso Dante. Alle ore 17.30, dopo aver baciato la terra diocesana, sul sagrato della Chiesa del Purgatorio avrà luogo il momento di accoglienza da parte delle Autorità civili e militari, con il saluto istituzionale a nome delle città della diocesi.
Da qui prende avvio il cammino verso la Cattedrale, spesso vissuto come un vero e proprio ingresso nella Città e nella vita della Chiesa locale: non è un semplice spostamento, ma un segno visibile di un pastore che entra nella realtà che gli è affidata, iniziando a condividerne il cammino. Come già accaduto nel 2016 per Mons. Domenico Cornacchia, Mons. Domenico Basile bacerà la croce portata da don Ignazio de Gioia, Arcidiacono del Capitolo Cattedrale, per poi entrare in Cattedrale e fermarsi nella Cappella del Santissimo Sacramento per un momento di adorazione. Successivamente, raggiungerà il Seminario per vestirsi con i paramenti sacri, essere accolto dagli altri sacerdoti e dirigersi in processione verso la Cattedrale, con l’inizio della santa Messa.
Quanto avviene prima della solenne celebrazione non è secondario, perché ha l’obiettivo di preparare il cuore della comunità, creare un clima di accoglienza e rendere evidente che la Chiesa non è un’assemblea anonima, ma un popolo che si riconosce e si ritrova attorno al suo pastore.
Il segno decisivo: la Cattedra e la Parola
Il cuore del rito di ingresso canonico si concentra in un gesto semplice, ma carico di significato: l’ingresso del Vescovo nella Cattedrale e la sua presa di posto sulla Cattedra. La Cattedrale, infatti, non è solo il luogo principale della Diocesi, ma lo spazio in cui si manifesta l’unità della Chiesa attorno al suo pastore: e al centro di questo spazio si trova la Cattedra, il seggio episcopale, segno antico e autorevole del ministero di insegnamento e di guida.
Sedersi sulla Cattedra non è un gesto simbolico generico, ma un atto preciso: il Vescovo assume pubblicamente la responsabilità di annunciare il Vangelo, custodire la fede e guidare il popolo di Dio. È il momento in cui la sua missione diventa visibile e riconoscibile nella comunità.
Prima di questo gesto, viene proclamata la nomina pontificia. Questo passaggio rende evidente che il ministero episcopale non nasce da una scelta personale o locale, ma si radica nella comunione con la Chiesa universale e con il Successore di Pietro. La missione ricevuta viene così riconosciuta davanti al popolo di Dio.
Dopo aver preso posto sulla Cattedra, il Vescovo presiede per la prima volta l’Eucaristia come pastore della Diocesi: è un momento di grande intensità ecclesiale, perché mostra chiaramente che il suo ministero non si fonda su un’autorità esterna, ma trova la sua sorgente nella Parola e il suo compimento nell’Eucaristia.
L’accoglienza della Chiesa: una relazione che prende forma
Tra i momenti più significativi dell’ingresso canonico vi è quello dell’accoglienza da parte della comunità diocesana: non si tratta di un passaggio secondario, ma di un gesto che rende visibile, in modo semplice e concreto, l’inizio di una relazione tra il pastore e il popolo a lui affidato.
Rappresentanti del clero, della vita consacrata e dei fedeli laici si avvicinano al nuovo Vescovo per esprimere comunione, vicinanza e disponibilità a condividere il cammino ecclesiale. In questo gesto si manifesta una Chiesa che non resta spettatrice, ma che si riconosce parte attiva di una storia che continua.
Non è un atto protocollare né una formalità di circostanza. È, invece, un segno profondamente ecclesiale: il ministero episcopale non si vive in isolamento, ma dentro una trama di relazioni che lo sostengono e lo rendono fecondo. Il Vescovo è chiamato a guidare, ma questa guida prende forma solo nella misura in cui viene accolta e condivisa.
Un nuovo tratto di cammino
L’ingresso canonico non è un evento da osservare dall’esterno, ma un momento da abitare interiormente. Ogni gesto, ogni parola e ogni passaggio del rito invitano a riconoscere che è lo Spirito Santo a guidare la Chiesa e a donarle un pastore: i fedeli non assistono a una semplice celebrazione, ma devono lasciarsi coinvolgere in ciò che accade, entrando con consapevolezza nella preghiera e nell’ascolto.
Pertanto, il prossimo 22 aprile non sarà solo una data significativa, ma un passaggio reale nella vita della nostra Diocesi: con l’ingresso canonico di S.E. Mons. Domenico Basile si apre un nuovo tratto di cammino, che riguarda l’intera comunità ecclesiale.
È questo un fecondo tempo di Grazia: accogliere il nuovo Vescovo, sostenerlo spiritualmente e riconoscere che il suo ministero è un dono per il popolo di Dio. La Chiesa, infatti, cresce e si edifica proprio nella comunione, quando pastore e fedeli imparano a camminare insieme, nella fedeltà al Vangelo e nella concretezza della vita quotidiana.






