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Giubileo dei Missionari Digitali, Cobo e Tagle: camminare, accogliere, spezzare il pane

parrocchia san bernardino molfetta - giubileo missionari digitali influencer cattolici 2025 - adorazione eucaristica «Non vi chiedo di brillare, vi chiedo di bruciare». Le parole finali dell’intervento di Mons. Spadaro avevano offerto ai missionari digitali l’invito a essere fuoco, presenza viva, fuoco mite e coraggioso nella terra digitale. E nel raccogliere questa eredità interiore, l’adorazione eucaristica nella serata di lunedì 28 luglio, presieduta dal Cardinale José Cobo Cano, Arcivescovo Metropolita di Madrid, e l’omelia per la Santa Messa di martedì 29 luglio del Cardinale Luis Antonio Tagle, pro-prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione, hanno rappresentato un prolungamento contemplativo e missionario di quello stesso fuoco, trasformandolo in preghiera, discernimento, invio.

 

Card. Cobo: tre porte da aprire per dire «Resta con noi»

Il Card. José Cobo, nella sua omelia durante l’adorazione eucaristica, ha condotto i presenti nel cuore del Vangelo dedicato ai discepoli Emmaus (Lc, 24,13-35), riproponendolo come icona dell’evangelizzazione digitale: non strategia, non marketing, ma cammino, ascolto, incontro e spezzare il pane. «Gesù stesso ci riunisce qui, nel cuore della Chiesa a Roma – ha evidenziato -. Gesù è diventato un viandante come noi per insegnarci come annunciare». Dunque, nessuno è solo nei sentieri digitali: Cristo cammina, ancora oggi, sulle strade della rete.
Nel descrivere la condizione contemporanea, il Card. Cobo ha parlato del mondo digitale come di «una piazza immensa, piena di gente che non si vede […], dove tutti parlano ma pochi ascoltano». È proprio in questa piazza che il missionario digitale è chiamato a essere seme di senso, luce nell’oscurità, voce che accoglie, non solo megafono.
La comunicazione cristiana, ha ricordato il Card. Cobo, non cerca «follower», ma «discepoli», non è centrata su sé stessa, ma sull’incontro perché «non si tratta di conquistare spazi, ma di avviare processi». Qui la pastorale mediale trova la sua grammatica: una comunicazione che non impone, ma si offre, che non divide, ma unisce, che non spettacolarizza, ma fa ardere i cuori.

parrocchia san bernardino molfetta - giubileo missionari digitali influencer cattolici 2025 - adorazione eucaristica Il Card. Cobo ha invitato gli evangelizzatori ad «aprire tre porte»:

  • la porta dell’ospitalità, per accogliere i più poveri anche nel digitale, evitando la vanità dei numeri e l’idolatria dei like: «i poveri […] continuano ad aspettare che noi li portiamo in luoghi sicuri, come fece il buon samaritano».
  • la porta della pace, per «vivere al servizio del Vangelo» e generare dialoghi e relazioni vere, più che contenuti perfetti.
  • la porta della Chiesa, per ricordare che l’evangelizzazione «non è uno sforzo individuale» perché, ha sottolineato il Card. Cobo, «abbiamo bisogno di pregare insieme, correggerci, condividere risorse, aiutarci nella tentazione dell’ego, lavorare in rete ecclesiale».

 

Tagle: l’unica vera influenza è l’amore di Dio

Nell’omelia della Santa Messa di martedì 29 luglio, il Card. Luis Antonio Tagle ha voluto riflettere sul significato profondo dell’influenza, a partire dall’etimologia: «Influenzare deriva dal latino influere, fluire dentro. […] Possiamo dire che gli influencer sono una sorta di fluido proveniente da alcune stelle. Ma quali stelle?». È questa una provocazione sottile, ma centrale: da dove viene la nostra influenza? Da quali “stelle” ci lasciamo guidare?
Il Card. Tagle ha proposto un’ecologia dell’influenza, mettendo in guardia dalle derive manipolative e tossiche: «Vediamo, sentiamo l’odore e tocchiamo fluidi velenosi o influenze che provengono da stelle pericolose». E ha invitato i missionari digitali al discernimento: «Voi non siete solo influencer. Siete anche missionari». Qui si innesta la svolta spirituale e teologica: la più grande influenza è l’amore di Dio, manifestato nella carne viva di Cristo. «Dio non ci ha inviato un messaggio di testo, un’e-mail o un documento. Piuttosto, Dio ha mandato Suo Figlio»: la comunicazione cristiana non è una notifica, ma è incarnazione, prossimità, compassione.
«L’amore non può essere generato da un algoritmo – ha affermato con lucidità -. Non esiste una metrica digitale della fede». È questo un altro appello che spezza le logiche della visibilità ad ogni costo: la grazia può passare anche da un post brutto, perché Dio non opera secondo le logiche di performance, ma secondo l’economia della salvezza.

parrocchia san bernardino molfetta - giubileo missionari digitali influencer cattolici 2025 - santa messaInfine, il Card. Tagle ha indicato tre modelli di influenza, guardando alla famiglia di Betania: Marta, che accoglie e serve con ardore, Maria, che ascolta la Parola e si lascia formare come discepola, e Lazzaro, che risorge alla voce di Gesù e diventa testimone della vita nuova. Tutti e tre, ha sottolineato, «sono stati influenzati dall’amore e sono diventati influencer d’amore». Anche questa è pastorale mediale: essere casa per Gesù, sedersi ai suoi piedi e lasciarsi risvegliare dalla sua voce.

 

Missionari di senso nel cuore della rete

Cobo e Tagle – ciascuno con il proprio stile, profetico e contemplativo – hanno tracciato un orizzonte comune: gli evangelizzatori digitali non sono tali perché parlano del Vangelo online, ma perché lasciano che l’amore di Dio attraversi anche i post, le caption, i video, i commenti, le immagini, i reel. Il mondo digitale non ha bisogno di conquistatori, né di content creator religiosi, ma di narratori umili, infiammati, capaci di far risorgere parole nuove.
Anche quando non si vedono i frutti, anche quando si naviga controvento, anche quando si resta soli con tre visualizzazioni, per gli evangelizzatori digitali Cristo è sempre presente: il loro compito è camminare e spezzare il pane e la Parola con i fratelli.

 

A cura di Marcello la Forgia
Responsabile Equipe parrocchiale delle Comunicazioni

 

Scarica il pdf che contiene gli interventi e le omelie del Giubileo dei Missionari digitali e Influencere Cattolici.

Commenti ( 4 )

  1. Rispondi
    Vittorio Turco says:

    Accogliere nel digitale è una sfida grande. Non basta “mettere like” o “condividere contenuti”. Occorre creare spazi di ascolto vero, di empatia, di cura. Il web può diventare una tenda aperta, se lo abitiamo con cuore largo e braccia spalancate.

  2. Rispondi
    Matteo Rossini says:

    L’immagine del cammino che apre l’intervento di Cobo e Tagle è profondamente evangelica. Camminare significa muoversi, uscire, accorciare le distanze. Ma anche mettersi in gioco, perdere certezze, fidarsi dello Spirito. Ogni missionario digitale dovrebbe sentirsi prima di tutto pellegrino, non dominatore di uno spazio, ma ospite in cerca di comunione.

  3. Rispondi
    Ciccarelli says:

    L’intervento ci invita a superare la logica del “pubblico” per ritrovare quella del “prossimo”. Non si evangelizza per accumulare visualizzazioni, ma per stabilire relazioni che trasformano. Il criterio non è il successo, ma la fecondità.

  4. Rispondi
    Mauro F says:

    Sarebbe bello che le parrocchie proponessero incontri mensili sullo stile del camminare, accogliere, spezzare il pane. Ogni tappa potrebbe diventare occasione per rileggere la propria comunicazione digitale alla luce del Vangelo e della vita comunitaria.

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