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Il rapporto con le nuove tecnologie: strumenti che aiutano o catene che imprigionano?

parrocchia san bernardino molfetta - uomo tecnologia intelligenza artificiale umanità 20264 «Questa scoperta sfonderà l’oblio nelle anime di chi la imparerà, per mancanza di esercizio della memoria; proprio perché, fidandosi dello scritto, si ricorderanno le cose dall’esterno, da segni alieni, e non dall’interno, da se stessi. Non hai dunque trovato una medicina per la memoria, ma per il richiamo alla memoria. E offri ai discenti l’apparenza della sapienza, non la verità».

Indovinate di chi è la citazione che ho riportato? Di qualche sociologo che parla dell’intelligenza artificiale e della tecnologia? No. Si tratta di Platone nel Fedro e sta parlando della scrittura che, subentrando alla cultura orale, farà perdere la memoria alle persone, dando l’impressione di conoscere quello che in realtà non si ha dentro di sé, ma in un libro. Sbagliava? No. È una lettura che rende ragione di quello che è diventata la scrittura nella storia? Assolutamente no.
Penso che in modo parallelo si possa parlare delle nuove tecnologie. Ci sono dei rischi? Certo. E non solo dei rischi, delle certezze che qualcosa andrà perduto. E questo dice tutto di quello che è e che sarà? No, non penso.

Penso che la questione di fondo sia il desiderio umano di superare se stesso, di andare sempre oltre. È così che l’uomo si è evoluto nella storia e in ogni caso questo desiderio non è sopprimibile, non si ferma. Il problema è, come scrive ampiamente Papa Leone nella sua Enciclica Magnifica Humanitas, la forma che prende quel desiderio. Perché proprio per la sua forza, fa gola a tutti. Chi lo conquista, sa che ne trarrà guadagno. E, allora, il problema non sono tanto gli strumenti che l’intelligenza umana man mano scopre e inventa, ma il ruolo che la persona umana mantiene nei loro confronti. Se lo scopo resta la crescita, lo sviluppo e se sì per chi: per tutti o solo per qualcuno.

Ci rendiamo, quindi, conto che in realtà utilizzando i mezzi tecnologici che tutti utilizziamo siamo parte di qualcosa di molto più grande di noi, qualcosa che ci supera e che talvolta davvero ha dei meccanismi non sani alla sua base, meccanismi che cercano di schiavizzare le persone per trarne profitto. Penso che la risposta che realmente possiamo dare non è tanto a livello di usare o meno la tecnologia, ma ad un piano più profondo. Si tratta di cosa ne facciamo del nostro desiderio, se lasciamo che venga anestetizzato e incanalato. È lì la possibilità di resistenza: nel coltivare il proprio desiderio di oltre e la propria interiorità, la propria possibilità di scegliere di vivere sempre più consapevolmente, intensamente, umanamente, liberamente.

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A cura di suor Maria Cecilia Clio
Suora Carmelitana Scalza del Convento di Piacenza

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Instagram: cecilia_clio_borgoni

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