
Nella splendida cornice della Basilica Pontificia della Madonna dei Martiri, si è celebrato ieri sera, giovedì 16 ottobre, il Giubileo diocesano dei catechisti, un evento profondamente ecclesiale e ricco di Grazia, che ha visto la partecipazione dei catechisti provenienti da tutte le Parrocchie della Diocesi, riuniti attorno al Vescovo Mons. Domenico Cornacchia. Organizzato dall’Ufficio diocesano Catechistico, è stato un incontro di fede, comunione e rinnovata consapevolezza della missione, in un tempo in cui la Chiesa è chiamata a riscoprire la forza della Parola di Dio come sorgente viva della sua azione pastorale.
Dopo l’accoglienza e la preghiera iniziale, questo Giubileo diocesano si è articolato in un itinerario spirituale e formativo, che ha alternato momenti di ascolto, preghiera e riflessione. Il cuore di questo evento è stato l’intervento di don Pasquale Giordano, presbitero dell’Arcidiocesi di Matera, direttore dell’Ufficio Catechistico e assistente diocesano dell’Azione Cattolica dei Ragazzi, che ha offerto una profonda meditazione sul tema «La centralità della Parola di Dio nella formazione e nella missione del catechista».



La Parola che forma, converte e invia
Don Pasquale ha definito la Parola di Dio come il respiro della Chiesa, perché forma, converte e invia. Ha ricordato che il Giubileo è un’occasione per riscoprire «la gioia di essere discepoli della Parola», liberi da ogni ansia di prestazione, ma fedeli alla chiamata ricevuta. La Parola, ha spiegato, non è un semplice messaggio, ma un’esperienza viva che plasma la mente e il cuore del catechista, rendendolo strumento dell’annuncio.
«La fede nasce dall’ascolto della Parola – ha affermato – che è un appello del Signore a seguirlo nel suo patto d’amore». Essa, infatti, interpella l’interiorità e tocca l’affettività della persona, generando un incontro personale con Cristo. Per questo, il vero atteggiamento di chi ascolta la Parola è quello del mendicante e dell’orante, di chi si pone davanti a Dio senza pretese, con il cuore aperto e umile.
Il catechista, ha poi sottolineato don Pasquale, «non parla mai di sé stesso, ma lascia che sia la Parola a parlare attraverso di lui». La catechesi, pertanto, è il prolungamento dell’annuncio apostolico: la prima forma di insegnamento è l’ascolto, che diventa obbedienza e testimonianza concreta. Il cuore del catechista deve essere «docile e docibile», capace di lasciarsi istruire ogni giorno dalla Parola, per non cadere nella routine o nella tentazione di “sapere già tutto”. La docibilitas, ha spiegato don Pasquale, è l’umiltà di chi resta discepolo prima ancora di essere maestro.
Don Pasqauale ha anche lanciato una provocazione che ha toccato molti cuori: «Di cosa hanno bisogno oggi le nostre parrocchie? Di comunione fraterna, sinodalità e corresponsabilità. Non gruppi che primeggiano, ma comunità che camminano insieme, riconoscendo la varietà dei doni come ricchezza per la Chiesa». Infine, ha offerto alcune indicazioni pratiche per vivere la missione catechetica con autenticità: coltivare il rapporto quotidiano con la Parola, praticare la lectio divina personale e comunitaria, approfondire la conoscenza teologica delle Scritture, testimoniare la fede nei gesti e nelle parole, collaborare con umiltà e fidarsi dell’azione dello Spirito Santo. «Il catechista – ha ricordato – non seduce, ma conduce a Dio».


Mandati a testimoniare la Parola
Nell’esortazione conclusiva, il nostro Vescovo ha ringraziato i catechisti per il loro servizio e li ha incoraggiati a essere “catechisti reali”, capaci di ruminare e assimilare la Parola, facendone sostanza della propria vita, perché solo frequentando assiduamente la Parola si diventa discepoli credibili e testimoni autentici della fede.
La celebrazione si è conclusa con il conferimento del mandato ai catechisti, segno visibile di una missione che si rinnova, ma che resta sempre radicata nella Parola viva del Vangelo. Con la Parola nel cuore e la gioia nel volto, i catechisti sono tornati nelle loro comunità portando con sé la consapevolezza che la missione inizia dall’ascolto e che ogni seme gettato nella docilità porterà frutti di speranza, comunione e amore.






