
In preparazione alla Giornata Missionaria Mondiale del 19 ottobre, la Vicaria di Molfetta si è raccolta in preghiera per una serata intensa di ascolto, testimonianza e adorazione, svoltasi nel segno della missione e dell’annuncio nella Parrocchia della santa Famiglia. È stato un incontro carico di spiritualità e raccogliemento che ha restituito a tutti i presenti la consapevolezza che il Vangelo è chiamata concreta, esigente e possibile, anche nel cuore delle nostre città.
La veglia è stata strutturata in momenti distinti, ma armonicamente intrecciati, in cui la Parola proclamata, le riflessioni, i canti e i silenzi hanno guidato il cammino spirituale dell’assemblea. Dopo l’invocazione dello Spirito e la proclamazione del Vangelo, il cuore della serata si è aperto alla voce di chi vive la missione quotidianamente, nella semplicità dell’ascolto e nel servizio agli ultimi.
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La testimonianza di suor Maria
A prendere la parola è stata suor Maria delle Suore Salesiane dei Sacri Cuori, proveniente dal Brasile e a Molfetta da 3 anni, che ha condiviso con autentica partecipazione la propria esperienza vocazionale e missionaria. La sua testimonianza è stata un inno alla fedeltà di Dio: «Il Signore mi ha sempre accompagnata e guidata», ha affermato più volte, ricordando come la sua vocazione sia germogliata in una comunità viva, laica, gioiosa, radicata nello stare insieme.
Il suo racconto ha ribadito che tutti siamo missionari, ciascuno nel proprio contesto di vita. Ha anche rivolto una domanda diretta a tutti gli operatori pastorali: «Come viviamo noi cristiani la nostra missione nel mondo?». Non si è sottratta a domande profonde, interpellanti: «Siamo assetati della Parola e dell’Eucaristia? Sappiamo dare valore a ciò che abbiamo o diamo tutto per scontato?». E con semplicità e gratitudine ha poi concluso: «Sono una suora felice, perché i miei passi sono accompagnati dal Signore. Non disperate mai, neanche nei momenti più difficili, perché il Signore è sempre accanto».


Don Paolo, la logica del seme
Il momento di adorazione eucaristica ha aiutato a interiorizzare quelle parole, a lasciare che scendessero nel cuore. In un silenzio carico di attesa e fiducia, la comunità ha sostato davanti al Signore, portando con sé le proprie fatiche e le speranze.
A concludere la veglia è stata la meditazione di don Paolo Malerba, direttore dell’Ufficio Missionario Diocesano, che si è soffermato sull’immagine del seme, simbolo evangelico per eccellenza (a partire dal Vangelo di Marco 4,26-32). Ha ricordato che la missione non è sempre altrove, ma inizia da qui, nei luoghi concreti della nostra vita quotidiana. «La missione è nelle nostre città, nei nostri gruppi, nei nostri luoghi di lavoro e di relazione – ha ricordato -. Non dobbiamo mai cedere alla delusione o alla rassegnazione. Come il seme abita la terra fredda, anche noi dobbiamo imparare ad abitare la delusione».
Il seme, ha continuato, è icona di speranza e pazienza: non esplode, ma cresce. «Dio è presente anche quando sembra assente. È lui a guidarci anche nella crisi». Il momento più provocante è arrivato alla fine: «Siamo cristiani in crisi perché presumiamo di esserlo, ma in realtà ci siamo dimenticati di Cristo». Parole forti, che hanno colpito nel profondo.
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Missionari della speranza nel quotidiano
La veglia missionaria si è così trasformata in un invito concreto a vivere la missione non come evento straordinario, ma come stile di vita. Essere missionari oggi significa portare luce e fiducia nei luoghi che abitiamo ogni giorno: nelle famiglie, nei luoghi di lavoro, tra i giovani, nelle nostre comunità. Significa non stancarsi di seminare anche quando il terreno sembra arido, credendo che ogni gesto d’amore, ogni parola buona, ogni atto di ascolto può diventare seme di Vangelo.
È questa la missione che il Signore affida a ciascuno: diventare segni di speranza e testimoni di misericordia, lasciando che la Sua presenza plasmi la nostra vita perché, come ricordato più volte durante la veglia, non ci sono terre sterili per chi porta nel cuore la luce del Risorto. Solo mani disposte a seminare e cuori pronti a credere che Dio continua a far germogliare la vita anche là dove tutto sembra spento.






