
«Molfetta con questo libro esce più consapevole di sé, consapevole del suo patrimonio artistico, che è cemento della comunità». Con queste parole il prof. Mauro Vincenzo Fontana, Professore Associato dell’Università Roma Tre, ha concluso la conferenza di presentazione del volume “Cantiere Molfetta. Territorio, contesti, opere. Secoli XII-XX”, ospitata nella Parrocchia San Bernardino. È un’affermazione che sintetizza efficacemente il significato di un’opera destinata a diventare un importante punto di riferimento per gli studi sul patrimonio storico, artistico e culturale della Città.
Durante la conferenza sono intervenuti il Vescovo, Mons. Domenico Basile, don Michele Amorosini, direttore del Museo Diocesano, lo stesso prof. Mauro Vincenzo Fontana e la dott.ssa Stefania Castellana, storica dell’arte del Centro Studi Normanno-Svevi, che ha introdotto e moderato l’incontro. A portare i saluti istituzionali è stato l’Assessore alla Cultura del Comune di Molfetta, Corrado Minervini.
Per altro, l’interesse per questa pubblicazione riguarda da vicino anche la nostra comunità parrocchiale. Il volume, infatti, raccoglie studi e approfondimenti dedicati ad alcune delle opere più significative custodite nella chiesa di San Bernardino, contribuendo a farne conoscere la storia, il valore artistico e il contesto in cui sono nate (ad esempio, il busto ligneo di San Bernardino e i dipinti degli altari della Crocifissione, della Cappella Passari, dell’Immacolata Concezione, della Natività, del San Michele Arcangelo, della Madonna del Perpetuo Soccorso).
Più che una semplice presentazione editoriale, l’incontro è stato l’occasione per riflettere sul rapporto tra ricerca, patrimonio culturale e identità di una comunità, mostrando come lo studio della storia possa diventare uno strumento concreto per comprendere il presente e costruire il futuro.
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Un libro nato sul territorio, non dietro una scrivania
Uno degli aspetti maggiormente evidenziati durante la conferenza riguarda la genesi del volume. “Cantiere Molfetta” non nasce come un tradizionale progetto editoriale sviluppato esclusivamente negli ambienti universitari, ma prende forma da un’esperienza di didattica in situ svoltasi tra il 4 e il 7 aprile 2024, frutto della collaborazione tra il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università Roma Tre e la Fondazione Museo Diocesano di Molfetta. Questa scelta metodologica restituisce alla ricerca universitaria una funzione profondamente culturale e civile: studenti, docenti e ricercatori sono stati chiamati a confrontarsi direttamente con il territorio, osservando da vicino monumenti, opere, documenti e contesti storici, in un dialogo continuo tra studio teorico e realtà concreta.
Infatti, come spiegato dalla dott.ssa Castellana, il volume – che attraversi un arco cronologico che va dal Medioevo fino all’età contemporanea – dedica particolare attenzione non soltanto ai dipinti, ma anche alle sculture lignee e lapidee, spesso meno conosciute e studiate, basato su «un lavoro di ricerca che ha saputo integrare indagine archivistica, analisi storico-artistica, studio delle committenze e ricostruzione dell’ecosistema sociale, culturale ed economico nel quale le opere sono nate». Ne emerge, dunque, una visione dell’arte che supera la semplice descrizione estetica e restituisce ogni manufatto alla rete di relazioni, persone, istituzioni e vicende storiche che lo hanno generato.
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Il significato di un “cantiere” che continua a costruire conoscenza
Particolarmente significativa è stata la riflessione proposta da Mons. Domenico Basile sul titolo stesso del volume. Infatti, il termine “cantiere“, ha osservato il Vescovo, è «interessante, perché restituisce l’immagine di ciò che non è mai finito per sempre»: è una definizione che ben rappresenta la natura della ricerca storica, chiamata continuamente ad approfondire, verificare, integrare e reinterpretare le conoscenze acquisite.
Il Vescovo ha, inoltre, evidenziato come il volume abbia il merito di «guardare al contesto e al territorio, a prescindere dal già noto», evitando di limitarsi ai monumenti più celebri o ai percorsi ormai consolidati. Lo studio si concentra, invece, sulle relazioni che hanno plasmato la storia artistica della città, mostrando come ogni opera trovi il proprio significato all’interno del tessuto umano, religioso e sociale che l’ha prodotta. Da qui nasce anche il suo apprezzamento per la collaborazione tra Università, Museo Diocesano, Fondazione, Diocesi e istituzione universitaria, esempio concreto di quella sinergia necessaria per promuovere una conoscenza autentica del patrimonio culturale.
Non meno importante il richiamo al valore dei beni ecclesiastici, che il Vescovo ha definito strumenti vivi di evangelizzazione, ricordando come essi «da secoli ci parlano e sono veicolo per la catechesi e annuncio della fede» perché «le opere custodite nelle chiese non rappresentano soltanto testimonianze artistiche, ma continuano ancora oggi a raccontare il Vangelo attraverso la bellezza, la simbologia e la memoria della comunità che le ha generate».
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Molfetta come laboratorio di ricerca e modello di studio
Il dialogo tra la dott.ssa Castellana e il prof. Fontana ha consentito di comprendere le ragioni scientifiche che hanno portato proprio Molfetta ad inaugurare questa nuova collana editoriale. Fontana ha, innanzitutto, spiegato che questo è il primo volume della collana e che Molfetta è stata individuata perché «ha una continuità di eccellenze artistiche nel corso dei secoli», ma anche perché «ha una comunità attiva intorno alla Diocesi che ha permesso la realizzazione di questo volume». Accanto alla qualità delle opere, è stata dunque riconosciuta la presenza di un tessuto culturale vivo, capace di sostenere e alimentare percorsi di ricerca condivisi.
Il professore ha inoltre definito Molfetta come una realtà caratterizzata da un «accento poliglotta nel contesto artistico, come coacervo di esperienze», sottolineando come la città abbia saputo accogliere e rielaborare, nei secoli, linguaggi artistici differenti provenienti da contesti geografici e culturali diversi. La dott.ssa Castellana ha raccolto questa riflessione osservando come Molfetta costituisca un terreno particolarmente fertile per la «circolazione di modelli, di persone, di opere e di idee artistiche», fino a sintetizzare efficacemente il senso dell’intera ricerca con l’affermazione che «Molfetta entra nella grande storia».
Una prospettiva condivisa dal prof. Fontana, secondo cui «poter studiare nella giusta prospettiva ha permesso di comprendere le interconnessioni tra il contesto molfettese e orizzonti più ampi»: lo studio delle opere locali, infatti, non serve soltanto a conoscere meglio la storia cittadina, ma permette di comprendere il ruolo che Molfetta ha avuto all’interno delle grandi dinamiche artistiche, religiose e culturali del Mediterraneo. È in questa prospettiva che acquista significato anche il suo invito a «guardare da vicino le dinamiche contestuali delle varie opere, evitando il consumo dell’arte, perché dobbiamo fermarci a comprendere l’essenza del patrimonio artistico locale, ovvero il suo valore storico e religioso, soprattutto per la comunità».
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Una ricerca aperta che guarda al futuro
Nel corso del dialogo finale è stato affrontato anche il tema dell’assenza di una specifica trattazione dell’Età Rinascimentale. Il prof. Fontana ha spiegato come tale scelta derivi da motivazioni scientifiche precise: la particolare frammentarietà dell’esperienza rinascimentale nell’Italia meridionale rispetto ai modelli dell’Italia centrale e settentrionale, la discontinuità politica, la dispersione della memoria artistica causata anche da eventi traumatici come i terremoti e, infine, una precisa scelta editoriale.
Il volume, infatti, non intende proporsi come opera definitiva, ma come una vera e propria antologia di percorsi di ricerca destinati ad essere ampliati e approfonditi negli anni successivi. Anche in questo senso il termine cantiere trova piena corrispondenza con il progetto editoriale: un’opera aperta, dinamica e in continua evoluzione. Anche don Michele Amorosini ha sottolineato il valore della collaborazione tra le diverse istituzioni coinvolte, evidenziando come il lavoro condiviso abbia già consentito nuove attribuzioni e una più approfondita conoscenza di numerose opere custodite nel patrimonio ecclesiastico della città.
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Conoscere il patrimonio per rafforzare l’identità di una comunità
La presentazione di “Cantiere Molfetta” ha mostrato come lo studio del patrimonio storico e artistico non rappresenti un esercizio riservato agli specialisti, ma possa diventare un autentico servizio alla comunità. Conoscere le opere significa non solo comprendere la storia delle persone che le hanno commissionate, realizzate, custodite e tramandate, ma anche riscoprire le radici culturali e religiose di un territorio e acquisire una maggiore consapevolezza della propria identità.
È proprio questa la prospettiva che emerge dalle parole conclusive del prof. Mauro Vincenzo Fontana: un patrimonio artistico realmente conosciuto non appartiene soltanto al passato, ma continua a generare appartenenza, memoria e responsabilità condivisa, diventando davvero, come egli stesso ha affermato, «cemento della comunità».






