
L’ascolto digitale è il cuore del servizio di custodire voci e volti umani. Io, Simona, e mio marito Andrea ci occupiamo nel nostro piccolo di abitare tale spazio. Come? Tutto ebbe inizio durante la Pandemia, dando vita ad un servizio di accompagnamento per le coppie di sposi nel delicato passaggio dalla fertilità alla fecondità. Un passaggio che racchiude in sé la pazienza e la fedeltà nella scoperta delle promesse di Dio per la nostra vita, un passaggio paragonabile al transito di Mosè.
L’ascolto digitale racchiude in sé l’accoglienza. Accogliere non solo i pensieri, i dubbi le domande ma essere in grado di indirizzare ogni persona verso Lui. Ma alla base di ogni ascolto vi è la custodia di ogni volto e voce che sono tratti unici, distintivi di ogni persona. Volto e voce sono sacri. Ci sono stati donati da Dio che ci ha creati a sua immagine e somiglianza, chiamandoci alla vita con la Parola che Egli stesso ci ha rivolto. Custodire volti e voci umane significa, perciò, custodire questo sigillo, questo riflesso indelebile dell’amore di Dio.
Dietro ad ogni algoritmo si nasconde un cuore un volto una voce e, cosa importante, una vocazione. Vocazione che è insostituibile e inimitabile in quanto ognuno di noi è unico e irripetibile. Tale vocazione si manifesta proprio nella comunicazione con gli altri. L’ascolto digitale è vero nel momento stesso in cui dietro uno schermo vi è realmente una persona e non una banale chatbot, non si può delegare la misericordia di Dio, ad un app.
Come missionari digitali, in primis, vi è sempre la salvaguardia della relazione verso l’Altro. Nulla può essere lasciato al caso. Ogni domanda ricevuta, ogni messaggio è un incontro che ti orienta alla preghiera. È chiedere supporto allo Spirito Santo perché ispiri parole di saggezza, accoglienza e amore.
L’ascolto digitale prevede anche l’arte di imparare a lasciar andare i giudizi negativi, i dissensi ed educare, invece, alla contemplazione. Spesso ci è capitato di stare accanto a chi vive momenti di solitudine, di chi è nel buio della depressione e lì veramente è pura opera dello Spirito Santo riuscire a confortare e a trovare quel versetto della Parola che asciuga le ferite dell’anima.
Essere missionari digitali è, dunque, una vocazione: è una chiamata. È rendersi disponibili ad essere uno strumento nelle mani di Dio. Siamo il tramite, siamo il ponte che conduce a Lui. Tramite Radio Maria abbiamo anche la Grazia di sperimentare ancora di più il potere che ha la custodia della voce. Il custodire ogni racconto di vita ascoltato. L’ascolto generato da un incontro di anime di cuori in connessione non potrà mai lasciare il passo all’AI. Viviamo in tempi in cui la relazione umana è quasi tentata di indietreggiare per lasciare spazio alla perfezione creata ad arte dall’AI. Amicizie e matrimoni non possono essere relegate ad un’effige di chi vorrei avere al mio fianco. In questo modo, ci lasciamo derubare della possibilità di incontrare l’altro che indubbiamente è sempre diverso da noi, e con il quale possiamo e dobbiamo imparare a confrontarci.
Senza l’accoglienza dell’alterità non può esserci né amicizia, né relazione. Essere missionari digitali è anche sperimentare la paternità e la maternità in un modo particolare. È divenire educatori dei giovani e dei ragazzi che ti scrivono affidandoti il loro vissuto. I loro sogni, le loro speranze. L’ascolto digitale è abitare il cuore dell’uomo. È quella mano tesa nei momenti in cui si ha la necessità di sentire la Chiesa accanto a te come una Madre.
A cura di Simona Arcidiacono
Blogger per passione, speaker di Radio Maria, della Diocesi di Roma, ideatrice con il marito, Andrea Marcellino, del progetto “Abramo e Sara” per adolescenti e giovani famiglie senza figli
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