
Nel cammino della missione digitale emerge con sempre maggiore chiarezza una consapevolezza: l’evangelizzazione negli ambienti online non può essere affidata esclusivamente all’iniziativa dei singoli, ma ha bisogno di una comunità che accompagni, sostenga e condivida la responsabilità dell’annuncio. Se il digitale è un autentico territorio di missione, anche la presenza della Chiesa in questo spazio richiede strumenti, percorsi e forme di corresponsabilità capaci di esprimere pienamente la sua natura ecclesiale.
È su questa riflessione che si innesta il nuovo articolo della Rubrica #DigitalisMissio, pubblicata sul Settimanale diocesano Luce e Vita e curata dal Responsabile dell’Équipe delle Comunicazioni Sociali della Parrocchia San Bernardino di Molfetta. Il contributo propone una rilettura dell’esperienza delle Équipe delle Comunicazioni e del Vademecum diocesano del 2016 (scarica il file completo), mettendo in luce come alcune intuizioni maturate quasi dieci anni fa si rivelino oggi particolarmente attuali alla luce del cammino sinodale e delle più recenti riflessioni della Chiesa sulla missione digitale.
L’articolo invita a superare una visione individualistica dell’evangelizzazione online, evidenziando come la costruzione di équipe, il discernimento condiviso e la valorizzazione di strumenti pastorali comuni rappresentino condizioni essenziali per rendere la presenza ecclesiale nel digitale più stabile, coordinata e realmente missionaria. In questa prospettiva, quel Vademecum del 2016 non viene considerato un documento del passato, ma una risorsa ancora capace di offrire criteri, orientamenti e linee operative per accompagnare gli evangelizzatori digitali all’interno della vita ordinaria delle Parrocchie e delle Diocesi.
Grazie alla concessione della Redazione di Luce e Vita, l’articolo è ora disponibile anche sul blog parrocchiale per favorirne una più ampia diffusione, non solo in Italia ma anche all’estero: è possibile leggerlo integralmente e, se necessario, usufruire della traduzione automatica (in basso a destra).
La missione digitale potrebbe essere considerata solo un’azione individuale, affidata alla creatività e all’iniziativa personale. Questa percezione, soprattutto nel contesto italiano, è generata dalla abbondante operatività dei singoli, purtroppo non sempre inseriti in un cammino comunitario strutturato, e dal fatto che ancora poche parrocchie hanno scelto di essere realmente “missionarie digitali”, limitandosi più frequentemente a una presenza legata a calendari editoriali o pastorali. Eppure, proprio abitando il contesto digitale, appare palese che l’annuncio ha bisogno di relazioni e non di individualismi.
Il documento di sintesi del Gruppo di Studio n. 3 del Sinodo (marzo 2026), dedicato alla missione digitale, ribadisce quanto emerso nel Giubileo dei Missionari Digitali (luglio 2025): la missione digitale non può restare marginale, spontanea o accessoria, ma deve essere integrata stabilmente nella vita ordinaria della Chiesa. È necessario passare dalla frammentazione delle iniziative alla costruzione di percorsi condivisi per generare comunione e continuità.
In questo orizzonte, è necessario tornare a sottolineare il valore delle Équipe delle Comunicazioni, soprattutto a livello parrocchiale. Non si tratta di ripetere schemi del passato, né di restare ancorati a una visione meramente organizzativa o all’istituzionalizzazione delle figure e dei ministeri, ma di assumere con maggiore consapevolezza una responsabilità ecclesiale che oggi appare sempre più urgente. Le Équipe delle Comunicazioni devono essere riconosciute come luoghi ecclesiali di discernimento, corresponsabilità e servizio missionario perché non si tratta soltanto di “comunicare meglio”, ma di abitare il digitale in modo evangelico.
Richiamare oggi il Vademecum che la nostra Diocesi elaborò nel maggio 2016 (Luce e Vita n. 19/2016), a distanza di quasi dieci anni, non significa compiere una riesumazione nostalgica o restare legati a un documento del passato: significa, piuttosto, riconoscere che la nostra Chiesa locale ha saputo precorrere i tempi, intuendo in anticipo alcune esigenze che oggi tutta la Chiesa sta mettendo meglio a fuoco.
Quel Vademecum, riletto alla luce degli sviluppi ecclesiali più recenti, può ancora esprimere una significativa forza orientativa non tanto come documento normativo, quanto come strumento pastorale dinamico, capace di offrire criteri di discernimento, indicazioni operative e linee condivise per accompagnare in modo più consapevole il servizio degli evangelizzatori digitali. Tale prospettiva appare particolarmente rilevante se si considera che, ancora oggi, molti di loro operano con generosità, ma senza un adeguato inserimento organico nella vita delle Parrocchie, delle Diocesi o delle Associazioni cattoliche. In questo senso, un Vademecum aggiornato e maggiormente valorizzato potrebbe favorire una più efficace integrazione di queste energie all’interno di un tessuto ecclesiale coordinato, evitando dispersioni, personalismi e forme di presenza digitale disancorate dalla comunità concreta.
Lavorare in rete implica, dunque, la capacità di tenere insieme due dimensioni tra loro complementari: la concretezza delle équipe locali, radicate nei territori e nella vita quotidiana delle comunità e la visione diocesana. In tale prospettiva, il riferimento alle Équipe e al Vademecum diocesano non costituisce un elemento accessorio, ma rappresenta una tappa imprescindibile nel percorso delineato dalla rubrica perché la missione digitale della Chiesa, per esprimere pienamente la sua natura ecclesiale, richiede comunione operativa, criteri condivisi e strumenti capaci di sostenere e accompagnare il cammino dei singoli.
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A cura di Marcello la Forgia
Responsabile Equipe Comunicazioni Parrocchia San Bernardino, Animatore della Comunicazione, Evangelizzatore e Missionario digitale, Social Media Manager accreditato





