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La solitudine nell’era dei social: connessioni digitali ma cuori spesso isolati

parrocchia san bernardino molfetta - rubrica attualità pastorale solitudine social relazioni incontri comunità 2025 Può forse sembrare strano chiedere a una monaca di clausura di parlare di temi di attualità pastorale, di giovani e relazioni, lavoro e famiglia. Ma proprio per questo l’ ho trovata una proposta interessante. Non ne parlerò in quanto esperta, ma proprio in quanto poco esperta e, quindi, portatrice di domande, dubbi, percezioni differenti da chi vi è, invece, immerso. E anche per me sarà un viaggio interessante affrontare questioni che, in realtà, toccano tanto anche la nostra vita perché le persone che incontriamo vivono in quel mondo e noi stesse veniamo da quel mondo che, come ogni uomo e ogni donna, portiamo prima di tutto dentro di noi.

Questo primo articolo mi permette proprio di partire da un’esperienza in cui ho sperimentato la ricchezza e la preziosità di questi incontri. Qualche anno fa una ragazza che stava facendo alcuni mesi di esperienza monastica nella nostra comunità mi ha detto: tu parli dei social come se stessi guardando il mare dalla spiaggia. Io ci stavo affogando dentro. Chiaro. E molto interessante. Quelle parole non mi hanno più lasciata. I social hanno delle potenzialità? Io ritengo tantissime. Ma i social come interagiscono con le nostre ferite? Qual è il rapporto fra vita reale e vita virtuale?
Penso che non esista una sola risposta a queste domande, anzi, forse sì: dipende da noi, da ciascuno di noi. Non esiste un solo modo di usare i social come non esiste un solo modo di fare nessuna cosa e sarà proprio il nostro modo di viverle che le renderà più o meno buone, più o meno belle, più o meno fruttuose.

parrocchia san bernardino molfetta - rubrica attualità pastorale solitudine social relazioni incontri comunità 2025 Sì: nei social si può affogare. Dei social si può morire. Si può perdere la vita a scrollare video su Instagram o TikTok perché non si trova un senso in tutto il resto. E così allargare sempre di più quell’abisso di solitudine e non senso che non raramente attanaglia la vita delle persone oggi. Ma non è l’unico modo, non è una condanna.

I social enfatizzano quello che c’è, allargano la sua eco, fuori di noi ma anche in noi. Sono potenti, abbiamo in mano un’arma socialmente e psicologicamente potente, è questo di cui dobbiamo tenere conto. Non sono innocui. Non è innocuo passare le ore davanti a quello schermo: ci forma, forma noi e la nostra vita e, attraverso la nostra, la vita di altri. Sta a noi decidere come. Perché, se non decidiamo, probabilmente saranno le nostre fragilità a decidere per noi, la nostra stanchezza, la nostra paura di affrontare persone e realtà, la nostra paura di affrontare noi stessi. E questo non potrà portare buoni frutti, né per noi né per gli altri. Ma quanto bene, quanta luce potrebbe invece passare da quell’insieme di chip e batterie. Quanta ricchezza di incontri e scoperte. Quanta vita. Sta a noi deciderlo. Sta a noi impegnarci perché possa essere così. Sta a noi testimoniarlo perché a tanti altri si possa aprire questa possibilità nuova.

 

A cura di suor Maria Cecilia Clio
Suora Carmelitana Scalza del Convento di Piacenza

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Instagram: cecilia_clio_borgoni

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