
Il lavoro è una dimensione che occupa tanto tempo della nostra vita. È per questo che penso possa essere importante parlarne e pensarci non solo in termini di necessità o di efficienza, ma di significato. Perché sul lavoro passiamo una grossa fetta della nostra vita e se questo è tutto tempo speso solo perché siamo obbligati a farlo, sarà difficile far tornare i conti!
Certamente la necessità è un aspetto importante e già da sé può dire qualcosa di più di un semplice obbligo a cui sottomettersi inevitabilmente. Parla della nostra creaturalità, del nostro limite, del nostro bisogno di procurarci di che vivere: il nostro rimanere in vita non va da sé. Richiede tempo, cura, nutrimento che a loro volta devono essere procurati. Non si tratta, quindi, di un incidente di percorso: non è possibile che la vera vita inizi dopo la pensione, tanto per intenderci. La vera vita è fatta della nostra necessità di procurarci di che vivere per poter fare tutto il resto. O riusciamo a trovarla lì o non la troveremo altrove.
Ma, poi, lavorare è il modo che ci è dato per partecipare alla creazione, per trasformare il mondo. Per quanto piccolo, e magari ai nostri occhi insignificante, possa essere il pezzettino affidato a noi. Tant’è che nella Celebrazione Eucaristica è proprio «il pane frutto della terra e del lavoro dell’uomo» che diventa corpo di Cristo. È la sinergia fra noi e la terra che rende presente Dio. O almeno che può renderlo presente. Certamente possiamo anche peggiorare le cose: possiamo lavorare sfruttando e depredando, possiamo lavorare come schiavi e non come figli. Ma possiamo anche far fiorire la meraviglia seminata nell’universo.
E questa prospettiva cambia tutto. Perché allora il lavoro non è più solo (pur rimanendolo!) un diritto o un dovere, ma è la nostra possibilità di dare Dio alla terra e agli uomini, di rendere storia con le nostre mani il pezzetto di Dio affidato a noi, di trasformare quel tempo in tempo in cui donarci, in cui colorare la storia con le nostre sfumature. Lì nel nostro ufficio, nella nostra aula, nel nostro magazzino, lì in quel pezzetto di terra in cui siamo.
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A cura di suor Maria Cecilia Clio
Suora Carmelitana Scalza del Convento di Piacenza
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