
Quando qualcuno sente “catechismo”, nove volte su dieci pensa a un corso a pacchetto: dieci lezioni, un test finale, un attestato con timbro della Parrocchia e arrivederci. Peccato che il cristianesimo non funzioni così. Perché la fede non è un corso di formazione: è più simile a un abbonamento a vita alla palestra della crescita. E non puoi nemmeno sospenderlo in estate.
Sì, perché diventare cristiano vuol dire cambiare. E cambiare significa crescere. Non è un optional, è nel DNA della fede. Lo dice chiaramente San Paolo: «Quando ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma divenuto uomo, ciò che era da bambino l’ho abbandonato» (1Cor 13,11). Tradotto: se la tua fede è rimasta ferma alle domandine di catechismo delle elementari, qualcosa non torna.
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Il Catechismo della Chiesa Cattolica lo mette nero su bianco: «L’educazione nella fede deve condurre a una conoscenza sempre più profonda della persona e del messaggio di Cristo» (CCC 426). Non dice “imparare a memoria le risposte del sussidio anni ‘90”, ma “conoscere sempre più profondamente Cristo”. È un percorso, non un quiz.
Papa Francesco ci ha messo il carico: «La fede non è un’idea, è un cammino, è una storia» (Udienza generale, 13 aprile 2016). E quando cammini, ti muovi. Ti viene male ai piedi. A volte inciampi. Non esiste fede “seduta e comoda”: chi crede, cresce. Punto.
Eppure, quanti si iscrivono al catechismo come chi si segna a un corso di zumba: “Giusto per provarlo”. Solo che alla fine non ti ritrovi con un po’ di fiato in più, ma con una vita intera trasformata. Benedetto XVI lo diceva senza giri di parole: «All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona» (Deus Caritas Est, n. 1). E quando incontri una Persona viva, non resti mai lo stesso.
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Crescere nella fede non vuol dire collezionare medaglie spirituali tipo scout: livello 1 Rosario, livello 2 Messa domenicale, livello 3 adorazione perpetua unlocked. No. È imparare a perdonare quando non ti conviene, ad amare chi non se lo merita, a servire senza sentirti eroe. È roba che non ti viene naturale: ti plasma giorno dopo giorno.
Il problema è che a noi, onestamente, la crescita non piace. Preferiremmo restare nella nostra zona comfort: “Io sto bene così, non voglio complicarmi la vita”. Ma la fede non ti lascia al tuo livello base. Come dice Gesù: «Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza» (Gv 10,10). Abbondanza significa di più, non il minimo sindacale.
E allora, perché questa rubrica? Perché siamo stanche di sentire la fede ridotta a corso di nozioni. Non siamo qui a distribuire fotocopie con risposte standard, ma a ricordarci insieme che essere cristiani vuol dire crescere. Sempre. Anche quando non volevi. Anche quando avresti preferito il catechismo come corso breve “timbro e via”.
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Se la tua fede oggi è uguale a dieci anni fa, non stai vivendo il Vangelo: stai solo collezionando ricordi. La fede vera ti fa cambiare pelle, ti fa diventare adulto, ti fa germogliare. Perché – citando ancora Papa Francesco – «Dio non si stanca mai di far crescere i semi che seminiamo» (Omelia a Santa Marta, 18 maggio 2013).
Allora, sei pronto a crescere anche tu? Non ti preoccupare: non servono muscoli, ma un cuore disposto. Nelle prossime puntate di questa rubrica proveremo a camminare insieme tra ironia, Vangelo e vita vera. Perché cristiani non si nasce: si diventa, e soprattutto, si cresce.
A cura di Stefania Soricaro e Annamaria Vitale
Catechiste della Parrocchia di San Francesco D’Assisi (Brindisi)
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