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Genitori: catechisti mascherati o complici involontari di fuga?

parrocchia san bernardino molfetta - rubrica catechismo formazione adulti e bambini catechisti catechismo genitori corresponsabilitàCorresponsabilità: parola lunga, difficile e che mette ansia solo a pronunciarla. Viene dal latino cum (“insieme”) e respondere (“rispondere, rendere conto”). Cioè: rispondere insieme. Non “scaricare”, non “delegare”, non “arrangiatevi voi che siete catechisti”. Insieme. E proprio qui inizia il nostro pellegrinaggio nel terreno minato della catechesi, dove la prima domanda dell’indagine – stile CSI: Parrocchia Edition – sarebbe: “Dov’è finito l’adulto nella fede?”. Perché ogni tanto i genitori sembrano apparire solo all’iscrizione del catechismo, come comete rare che illuminano il foglio presenza e poi spariscono fino alla prima comunione. Ora: mettiamo subito le mani avanti. Non è un processo ai genitori. Non è una crocifissione pubblica (ci mancherebbe). E non è neppure un lamento di catechiste esaurite che sfogano le nervature post-incontro. È, più semplicemente, un tentativo di dire la verità con un sorriso: la fede dei figli cresce solo se camminiamo insieme.

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La CEI lo scrive chiaramente, con parole più eleganti delle nostre: «La famiglia è il primo e fondamentale luogo della trasmissione della fede» (Direttorio per la Catechesi, 2020, n. 124). E gli psicologi confermano che i bambini apprendono soprattutto per imitazione. Albert Bandura lo chiama modellamento, ma noi potremmo dire: se mamma e papà vivono la fede come qualcosa di importante, il bambino lo percepisce. Se la vivono come una corsa ad ostacoli tra sport, serie TV e aperitivi anche quello viene percepito. Ma non perché i genitori siano cattivi o disinteressati. Anzi. È che viviamo tutti dentro una centrifuga: lavoro, ritmi impossibili, responsabilità, stanchezza cronica e quel senso di “non ce la faccio più” che ci accomuna da generazioni.

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Noi catechiste non siamo migliori: siamo nel frullatore con voi, solo che in più abbiamo 18 bambini che ci chiedono se Gesù aveva un animale domestico. La verità, però, resta: i figli hanno bisogno di adulti che camminano nella fede. E questo cammino non lo fa solo la catechista del martedì, ma soprattutto la casa.
parrocchia san bernardino molfetta - rubrica catechismo formazione adulti e bambini catechisti catechismo genitori corresponsabilitàPapa Francesco lo diceva con un’immagine bellissima: «La fede si trasmette in dialetto: il dialetto dell’amore e della testimonianza». Non in “catechistese tecnico”, non in “parrocchiese burocratico”, ma nel linguaggio quotidiano fatto di gesti semplici: una preghiera insieme prima di dormire, un saluto a Gesù passando in chiesa, un racconto personale su quando la fede ti ha aiutato. Non chiediamo ai genitori di diventare teologi, conferenzieri o supplenti di catechismo.

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Non chiediamo l’impossibile. Chiediamo solo di esserci. Quel tanto che basta a far capire al bambino che la fede non è un’attività parascolastica, ma un pezzo di vita. Perché se è vero – e lo è – che i bambini sono splendidi, intuitivi e capaci di fede pura è altrettanto vero che senza una casa che accompagna, ascolta, sostiene e testimonia, tutto diventa fragile. E allora, torniamo alla domanda iniziale: genitori, catechisti mascherati o complici di fuga?
La risposta, probabilmente, è nessuno dei due. Sono semplicemente compagni di viaggio che, come noi, fanno del loro meglio nel caos del mondo moderno. A volte cadono, a volte sbagliano strada, a volte arrancano. Come tutti.

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La corresponsabilità non è un’accusa: è un invito. È quel cum-respondere che ci ricorda che la fede non si regge su solitudini eroiche, ma su comunità che si sostengono, si accolgono, si aspettano. E noi, catechiste più che esaurite, ma sempre speranzose, lo sappiamo bene: camminare insieme non rende solo più forte la fede dei bambini, rende più forte anche la nostra.

 

A cura di Stefania Soricaro e Annamaria Vitale
Catechiste della Parrocchia di San Francesco D’Assisi (Brindisi)

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