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«Venite ad me» | Ripensare la trasmissione della fede e l’evangelizzazione digitale

parrocchia san bernardino molfetta - approfondimento venite ad me documento dicastero dottrina della fede missione evangelizzazione digitale 2026La fede cristiana non si trasmette più con la stessa continuità tra una generazione e l’altra. Le famiglie cambiano, l’appartenenza ecclesiale non può essere data per scontata e molte persone, pur avendo ricevuto i sacramenti dell’iniziazione cristiana, mantengono un rapporto occasionale con la vita della Chiesa. Come continuare, allora, ad annunciare il Vangelo in una società in cui sono profondamente mutate le condizioni della sua trasmissione?

È una delle questioni affrontate da “Venite ad me. Considerazioni sulla trasmissione della fede nel cambiamento d’epoca“, il documento del Dicastero per la Dottrina della Fede, pubblicato lo scorso 22 ottobre 2026 (leggi il documento), che invita a rileggere le trasformazioni culturali contemporanee e a individuare percorsi pastorali capaci di favorire un incontro autentico con Gesù Cristo.

Questo è il primo di quattro approfondimenti dedicati al documento, con cui analizzeremo i suoi principali orientamenti pastorali, con particolare attenzione al rapporto tra trasmissione della fede ed evangelizzazione digitale. La riflessione si concentra sulle difficoltà che oggi caratterizzano il passaggio della fede tra le generazioni e sulla necessità di rinnovare le modalità dell’annuncio, superando una pastorale prevalentemente orientata alla conservazione, ripensando i percorsi catechistici e riscoprendo la centralità del kerygma, affinché l’incontro con Gesù Cristo torni a essere il fondamento dell’esperienza cristiana.

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Quando la fede non si trasmette più spontaneamente

Uno degli aspetti più significativi evidenziati dal Dicastero riguarda l’indebolimento della trasmissione intergenerazionale della fede. In molti contesti, la famiglia non rappresenta più un ambiente in cui la pratica religiosa e l’appartenenza ecclesiale vengono trasmesse con continuità dai genitori ai figli e, peraltro, anche il rapporto tra società e comunità cristiana è profondamente cambiato, rendendo meno immediato l’incontro con il Vangelo [1].

Questa mutata situazione investe quella tipologia di pastorale che, per lungo tempo, ha potuto contare su una diffusa familiarità con la tradizione cristiana, perché oggi molte persone si avvicinano alla Chiesa senza possedere una formazione religiosa di base, mentre altre conservano un legame culturale con il cristianesimo senza partecipare stabilmente alla vita comunitaria. Per questo, “Venite ad me” richiama la necessità di investire nell’evangelizzazione degli adulti e nell’accompagnamento delle famiglie, riconoscendo che la trasmissione della fede non può dipendere esclusivamente dai percorsi catechistici destinati ai bambini [2].

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Superare una pastorale di conservazione

parrocchia san bernardino molfetta - approfondimento venite ad me documento dicastero dottrina della fede missione evangelizzazione digitale 2026Il cambiamento del contesto religioso richiede anche una verifica delle modalità con cui le comunità organizzano la propria attività pastorale. Infatti, il documento mette in evidenza i limiti di un’impostazione concentrata prevalentemente sul mantenimento delle strutture e delle consuetudini, soprattutto quando queste non riescono più a intercettare le domande spirituali delle persone [3]. La sfida, dunque, è quella di recuperare uno slancio missionario capace di raggiungere chi vive ai margini dell’esperienza ecclesiale, senza attendere che siano sempre le persone a cercare spontaneamente la comunità.

Accanto alle difficoltà, il Dicastero riconosce alcuni segnali di speranza, come le richieste di Battesimo e i percorsi di riscoperta della fede da parte di giovani e adulti in contesti secolarizzati, anche se queste esperienze richiedono accompagnamento e continuità, affinché il primo entusiasmo possa trasformarsi in una scelta cristiana consapevole e duratura [4]. Per le Parrocchie, ciò significa interrogarsi sulla capacità di accogliere nuove domande, offrire percorsi differenziati e accompagnare le persone anche al di fuori delle occasioni sacramentali.

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Il kerygma: riportare Gesù Cristo al centro dell’annuncio

parrocchia san bernardino molfetta - approfondimento venite ad me documento dicastero dottrina della fede missione evangelizzazione digitale 2026Tra gli orientamenti fondamentali di “Venite ad me” emerge la centralità del kerygma, il primo annuncio della fede cristiana: Gesù Cristo, morto e risorto, rivela l’amore salvifico di Dio e offre all’umanità una vita nuova [5]. Il Dicastero richiama l’importanza di non ridurre la trasmissione della fede all’apprendimento di contenuti dottrinali o all’osservanza di norme morali: la formazione cristiana rimane indispensabile, ma trova il proprio fondamento nell’incontro personale con il Signore, dal quale nasce il desiderio di conoscerlo e seguirlo.

Questa prospettiva riguarda direttamente anche la catechesi: la preparazione ai Sacramenti deve inserirsi in un percorso più ampio di crescita nella fede, capace di unire conoscenza, preghiera, esperienza comunitaria e testimonianza [6]. Una delle criticità richiamate dal documento è, infatti, l’allontanamento di molti ragazzi dalla vita ecclesiale dopo aver completato l’iniziazione cristiana. Questo problema ci esorta a riflettere sulla continuità dei percorsi educativi e sul coinvolgimento delle famiglie, affinché i sacramenti siano vissuti come tappe di un cammino destinato a proseguire.

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Evangelizzare per attrazione, attraverso la testimonianza

Un altro principio approfondito dal Dicastero riguarda il modo in cui la fede viene proposta. Se l’evangelizzazione trova la propria credibilità nell’amore di Cristo reso visibile attraverso la vita dei credenti, nel rispetto della libertà personale [7], allora l’annuncio cristiano richiede ascolto, dialogo e testimonianza, evitando atteggiamenti che possano trasformare la proposta della fede in una forma di pressione o di ricerca del consenso.

Questa impostazione lascia che emerga una responsabilità particolare per le comunità ecclesiali: la qualità delle relazioni, l’accoglienza e la coerenza della vita cristiana contribuiscono a rendere riconoscibile il Vangelo anche a chi non frequenta abitualmente la Chiesa. L’attrazione evangelica nasce dalla possibilità di incontrare persone e comunità in cui l’amore annunciato trova un’espressione concreta.

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parrocchia san bernardino molfetta - approfondimento venite ad me documento dicastero dottrina della fede missione evangelizzazione digitale 2026

Un linguaggio capace di incontrare la vita delle persone

Il rinnovamento dell’annuncio coinvolge necessariamente anche il linguaggio. “Venite ad me” invita a superare modalità comunicative eccessivamente astratte, ripetitive o moralistiche, privilegiando una narrazione capace di collegare il Vangelo alle esperienze quotidiane [8]. Il riferimento è allo stesso stile di Gesù, che attraverso parabole, incontri e immagini tratte dalla vita comune rendeva accessibile il messaggio del Regno di Dio.

Per la Chiesa contemporanea, questa attenzione richiede di conoscere le domande, le difficoltà e le sensibilità delle persone alle quali si rivolge: la fedeltà al contenuto della fede deve accompagnarsi alla capacità di esprimerlo in forme comprensibili, senza impoverirne la profondità teologica. È un orientamento che assume particolare importanza negli ambienti digitali, dove l’annuncio incontra pubblici differenti per età, formazione religiosa ed esperienza ecclesiale.

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Le prime implicazioni per la missione digitale

Sebbene questi passaggi del documento riguardino l’intera azione evangelizzatrice della Chiesa, offrono indicazioni significative anche per quanti operano nella comunicazione e nella missione digitale. La progressiva perdita di familiarità con il cristianesimo suggerisce di non presupporre che chi incontra un contenuto religioso online conosca già il Vangelo: è, dunque, importante sviluppare proposte accessibili anche alle persone lontane dalla pratica ecclesiale, evitando linguaggi comprensibili soltanto a chi frequenta abitualmente le comunità.

La centralità del kerygma invita, inoltre, a interrogarsi sulla finalità dei contenuti pubblicati: l’accuratezza delle informazioni è necessaria, ma la comunicazione evangelizzatrice deve saper esprimere anche la dimensione personale e relazionale della fede. Infine, il principio dell’evangelizzazione per attrazione richiama l’importanza della credibilità dei testimoni digitali, della disponibilità al confronto e del rispetto delle persone, anche quando emergono dubbi o posizioni differenti.

La missione digitale può così contribuire a creare nuove occasioni di primo annuncio, raggiungendo persone che difficilmente parteciperebbero alle iniziative ecclesiali tradizionali e favorendo, quando possibile, ulteriori percorsi di incontro e accompagnamento. È una prospettiva che richiede alle comunità di considerare la comunicazione parte della propria responsabilità missionaria, riconoscendo che il Vangelo deve poter incontrare le persone anche nei contesti culturali che abitano quotidianamente.

Il primo insegnamento di “Venite ad me” fa riferimento, dunque, alla necessità di ripensare la trasmissione della fede senza dare per scontato ciò che le persone conoscono, credono o vivono: per la Chiesa, rinnovare l’annuncio significa tornare all’essenziale del Vangelo e trovare modalità capaci di raggiungere chi cerca, si interroga o desidera ricominciare un cammino di fede.

a cura di Marcello la Forgia
Responsabile parrocchiale delle Comunicazioni e Missionario digitale

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NOTE

1. Dicastero per la Dottrina della Fede, Venite ad me. Considerazioni sulla trasmissione della fede nel cambiamento d’epoca, 22 ottobre 2026, nn. 31-42. Il documento approfondisce le trasformazioni della famiglia e il progressivo indebolimento della trasmissione intergenerazionale della fede.
2. Ivi, nn. 47-53. Il Dicastero richiama la necessità di rinnovare le modalità di trasmissione della fede, prestando attenzione agli adulti e alle famiglie.
3. Ivi, nn. 53 e 63-72. Il testo affronta le difficoltà di una pastorale prevalentemente orientata alla conservazione e invita a recuperare una prospettiva missionaria.
4. Ivi, nn. 63-65. Vengono riconosciuti segnali di riscoperta della fede e nuove richieste di iniziazione cristiana, sottolineando l’importanza di accompagnare la perseveranza dei credenti.
5. Ivi, nn. 72-85. Il documento richiama la centralità del kerygma come fondamento dell’annuncio e della formazione cristiana.
6. Ivi, nn. 75-79. Si evidenzia l’esigenza di rinnovare la catechesi e di favorire percorsi di fede che proseguano oltre la celebrazione dei sacramenti dell’iniziazione cristiana.
7. Ivi, nn. 29-30 e 72. Il Dicastero richiama il principio dell’evangelizzazione per attrazione, fondata sulla testimonianza dell’amore di Cristo e sul rispetto della libertà personale.
8. Ivi, nn. 80-85. Il testo valorizza un linguaggio narrativo, comprensibile e capace di collegare l’annuncio cristiano alle esperienze concrete delle persone.

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