
Il digitale ha cambiato molto più delle nostre abitudini comunicative: ha trasformato il modo di vivere le relazioni, accedere alla conoscenza, percepire il tempo e riconoscere l’autorevolezza delle persone. Sono cambiamenti che riguardano anche la fede cristiana, perché incidono sulle condizioni con cui il Vangelo viene conosciuto, accolto e trasmesso. È proprio a queste trasformazioni che «Venite ad me. Considerazioni sulla trasmissione della fede nel cambiamento d’epoca», il documento del Dicastero per la Dottrina della Fede, pubblicato il 22 ottobre 2026 (leggi il documento), dedica particolare attenzione.
Con questo secondo articolo, prosegue così il ciclo di articoli dedicati al documento e alle sue implicazioni per la missione e l’evangelizzazione digitale della Chiesa. Dopo aver affrontato, nel primo contributo, la crisi della trasmissione intergenerazionale della fede e la centralità del kerygma, questo secondo approfondimento si concentra sulla cultura digitale, sull’intelligenza artificiale e sulle responsabilità che ne derivano per la comunicazione ecclesiale (leggi il primo articolo).
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Il digitale come trasformazione culturale e antropologica
Nei paragrafi 59-62, il Dicastero affronta le conseguenze delle tecnologie digitali sulla vita delle persone, riconoscendo che la loro diffusione ha introdotto cambiamenti che vanno ben oltre l’utilizzo di nuovi strumenti comunicativi[1].
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60. Il diffondersi delle tecnologie digitali e l’avanzamento dell’intelligenza artificiale, com’è naturale, interessano anche la fede e la religione. Se, da una parte, nel mondo digitale non mancano le occasioni per condividere testimonianze di vita ed esperienze spirituali, oltre a consentire una più ampia diffusione dei contenuti della catechesi rispetto ai mezzi disponibili in passato, le nuove tecnologie offrono senza dubbio possibilità inedite di evangelizzazione. Dall’altra, tuttavia, in alcuni contesti la proposta di fede rischia di essere disincarnata, disancorata dalla vita concreta o legata a ideologie promosse da minoranze rumorose. Ciò può portare a deformazioni della fede stessa o della coscienza, oppure indurre le persone a costruirsi una cosiddetta fede “fai-da-te”, modellata sui propri gusti e sulle proprie preferenze, anziché sull’insegnamento della Chiesa.
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Gli ambienti digitali costituiscono ormai una componente della cultura contemporanea: influenzano le modalità cin cui vengono costruite le relazioni, organizzate le conoscenze e interpretata la realtà. Anche la trasmissione della fede si confronta con queste trasformazioni, poiché il rapporto con la tradizione religiosa e con le istituzioni ecclesiali si sviluppa all’interno di un contesto profondamente mutato.
Il documento invita, quindi, a riconoscere la portata antropologica del cambiamento, evitando di considerare il digitale come un semplice canale con cui distribuire contenuti già elaborati altrove. Per la missione ecclesiale, questo significa comprendere la cultura delle persone prima di scegliere come comunicare con loro, senza confondere l’adozione delle tecnologie con un autentico rinnovamento dell’evangelizzazione.
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Spazio, tempo e autorità: tre categorie che stanno cambiando
Una delle riflessioni più interessanti di “Venite ad me” riguarda le trasformazioni delle categorie di spazio, tempo e autorità, con cui le persone costruiscono la propria esperienza del mondo [2].
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61. Inoltre, è stato osservato che la cultura digitale tende a riplasmare alcune fondamentali categorie di pensiero quali lo spazio, il tempo e l’autorità, che costituiscono elementi essenziali del concetto stesso di tradizione. […] Riguardo allo spazio, come già accennato, si attenuerebbe, pur senza venir meno, il senso di appartenenza a un contesto locale e concreto, poiché le persone sono al tempo stesso inserite in una rete globale, nella quale le distanze fisiche appaiono relativizzate, se non addirittura superate. In merito al tempo, cambierebbe invece il significato stesso di memoria: il fatto che tutti i contenuti caricati in rete permangano indefinitamente, insieme alla rapidità che caratterizza gli scambi tra le persone, contribuisce a far perdere un genuino senso della storia e del passato, poiché tutto viene appiattito in una sorta di eterno presente. Ciò rende gli utenti della rete particolarmente sensibili alle mode del momento.
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62. In riferimento all’autorità, occorre fare ben attenzione al monito di Papa Leone XIV nella sua prima Enciclica Magnifica humanitas […]. L’accesso generalizzato a molteplici fonti di conoscenza e, al contempo, la presenza di un gran numero di voci poste tutte sullo stesso piano, il cui unico discrimine è costituito dall’efficacia comunicativa, pongono in seria crisi la credibilità delle istituzioni tradizionali, poiché per molti non risulta più chiaro chi sia davvero in grado di offrire una parola autorevole sulle questioni fondamentali della vita umana.
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Lo spazio non coincide più esclusivamente con i luoghi fisici e le relazioni si sviluppano anche attraverso reti digitali che collegano persone geograficamente distanti, permettendo di partecipare contemporaneamente a comunità locali e ambienti globali. Questa condizione amplia le possibilità di incontro, ma rende più articolato il rapporto tra appartenenza territoriale e identità comunitaria.
Anche la percezione del tempo è cambiata perché la rapidità delle comunicazioni, l’immediatezza delle risposte e la disponibilità continua dei contenuti possono favorire una relazione con il presente in cui diventa più difficile riconoscere il valore della memoria e dei processi di maturazione. L’autorità, infine, si confronta con una moltiplicazione delle fonti informative: infatti, la possibilità di accedere a opinioni e contenuti differenti rende più complesso distinguere la competenza dalla popolarità, mentre la visibilità acquisita sulle piattaforme può essere interpretata come un segno di credibilità.
Per la Chiesa, queste trasformazioni sollevano interrogativi concreti: come trasmettere una tradizione religiosa in una cultura caratterizzata dall’immediatezza? Come costruire relazioni ecclesiali significative quando le appartenenze sono molteplici? E come rendere riconoscibile l’autorevolezza di una testimonianza cristiana senza affidarla esclusivamente alla visibilità digitale?
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Intelligenza artificiale: autenticità, verità e fiducia
Il Dicastero richiama anche le questioni introdotte dall’intelligenza artificiale, le cui applicazioni rendono sempre più complesso distinguere alcune produzioni tecnologiche dalle espressioni autentiche dell’attività umana [3]. La possibilità di generare testi, immagini, voci e contenuti audiovisivi verosimili modifica il rapporto con l’informazione, mentre la simulazione di comportamenti relazionali introduce ulteriori interrogativi sulla natura dell’incontro e sulla fiducia reciproca. Non si tratta soltanto di riconoscere eventuali contenuti falsi o manipolati, la questione riguarda anche il valore attribuito alla presenza umana, alla responsabilità personale e all’autenticità delle relazioni.
Per quanti operano nella comunicazione ecclesiale, queste riflessioni suggeriscono alcuni criteri operativi: verificare le fonti, garantire trasparenza nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale, rispettare l’identità delle persone e sottoporre i contenuti a una revisione umana consapevole. Sono applicazioni pastorali delle preoccupazioni espresse dal documento, che non propone in questi paragrafi un regolamento tecnico sull’uso dell’IA. Gli strumenti possono sostenere il lavoro comunicativo, ma la responsabilità di ciò che viene pubblicato e delle conseguenze che ne derivano rimane delle persone.
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Quando la comunicazione religiosa rischia di diventare autoreferenziale
La cultura digitale favorisce una circolazione dei contenuti fortemente influenzata dalle preferenze individuali, dalla rapidità della fruizione e dai meccanismi di visibilità delle piattaforme. Queste dinamiche possono incidere anche sull’esperienza religiosa, alimentando il rischio di una fede costruita attraverso la selezione di messaggi, figure e interpretazioni che confermano prevalentemente le proprie convinzioni. Il Documento richiama la necessità di non perdere il riferimento alla dimensione comunitaria e alla tradizione ecclesiale, elementi fondamentali per una fede che non si riduca al consumo individuale di contenuti [4].
Per la missione digitale emerge così una distinzione importante: raggiungere molte persone non equivale necessariamente a favorire un incontro con il Vangelo. La diffusione di un messaggio può rappresentare un’opportunità, ma la sua efficacia pastorale richiede criteri differenti rispetto alle sole visualizzazioni, interazioni o condivisioni. L’attenzione dovrebbe concentrarsi sulla qualità della testimonianza, sulla correttezza dei contenuti e sulla capacità di suscitare domande, ascolto e relazioni significative.
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Abitare la cultura digitale con responsabilità ecclesiale
Le considerazioni di “Venite ad me” interpellano direttamente i missionari digitali e le équipe delle comunicazioni sociali, chiamati a operare in ambienti in cui la dimensione tecnologica e quella umana sono strettamente intrecciate. La preparazione professionale conserva un ruolo essenziale, ma deve essere integrata con una formazione capace di comprendere le dinamiche culturali, relazionali ed etiche della comunicazione contemporanea. Occorre conoscere i linguaggi delle piattaforme senza adottarne automaticamente le logiche, utilizzare le possibilità dell’intelligenza artificiale senza rinunciare al discernimento e valorizzare la diffusione dei contenuti senza perdere di vista le persone alle quali sono rivolti.
La missione digitale richiede, dunque, una presenza ecclesiale capace di unire competenza comunicativa, autenticità della testimonianza e responsabilità verso gli interlocutori. È questa una delle principali implicazioni pastorali che si possono ricavare dalle trasformazioni descritte dal Dicastero.
Il documento invita a comprendere che il cambiamento d’epoca riguarda anche le condizioni culturali in cui la fede viene comunicata. Per questo, l’evangelizzazione non può essere identificata con il semplice trasferimento del messaggio cristiano sui social media, ma richiede una conoscenza della realtà nella quale le persone vivono, cercano risposte e costruiscono relazioni.
Nel prossimo approfondimento, il terzo del ciclo, l’attenzione si concentrerà sul rapporto tra annuncio digitale, incontro personale e vita comunitaria, per comprendere come le esperienze nate online possano contribuire a percorsi di fede autentici.
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a cura di Marcello la Forgia
Responsabile parrocchiale delle Comunicazioni e Missionario digitale
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NOTE
1. Dicastero per la Dottrina della Fede, Venite ad me. Considerazioni sulla trasmissione della fede nel cambiamento d’epoca, 22 ottobre 2026, n. 59.
2. Ivi, nn. 61-62.
3. Ivi, nn. 59-62.
4. Ivi, nn. 60-62.






