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Giornata nazionale del Ringraziamento: le aree interne hanno ancora un futuro da raccontare

parrocchia san bernardino molfetta - giornata internazionale ringraziamento aree rurali 2026 Ci sono luoghi in cui il futuro sembra allontanarsi poco alla volta. Prima chiude una scuola, poi diminuiscono i collegamenti, un ambulatorio diventa più difficile da raggiungere e i giovani partono perché non trovano opportunità adeguate. Eppure, in quegli stessi territori, continuano a vivere persone che coltivano la terra, custodiscono competenze e mantengono vive relazioni preziose per l’intero Paese.
È su questa realtà che si concentra la 76ª Giornata nazionale del Ringraziamento. Con il Messaggio «Sguardi di gratitudine e di speranza per le aree interne del Paese» (leggi il messaggio), la Conferenza Episcopale Italiana invita a riconoscere il valore di territori spesso trascurati, senza nascondere le difficoltà che ne compromettono il futuro.

 

L’Italia che non fa rumore, ma tiene in vita il Paese

Nel loro Messaggio, i vescovi parlano di un’Italia «linfatica», composta da borghi, territori montani, campagne e piccoli centri che custodiscono patrimoni culturali, attività produttive e forme di solidarietà difficilmente sostituibili. Non si tratta di idealizzare la vita lontano dalle grandi città, ma di riconoscere che questi territori rappresentano una parte essenziale dell’identità nazionale. Le loro risorse non appartengono soltanto al passato: possono diventare occasioni di innovazione, sviluppo sostenibile e nuove possibilità di lavoro.
Il problema nasce quando la progressiva riduzione dei servizi trasforma la permanenza in una scelta sempre più difficile. Senza scuole, assistenza sanitaria, trasporti e opportunità professionali, soprattutto i giovani rischiano di considerare la partenza non come una possibilità, ma come una necessità.
Per questo, la CEI respinge l’idea che alcune aree debbano essere inevitabilmente sacrificate a favore di territori economicamente più attrattivi. Non esiste un unico modello di sviluppo al quale ogni comunità debba conformarsi.

 

Custodire la terra significa custodire le persone

La Giornata del Ringraziamento mantiene un legame profondo con il mondo agricolo, ma il Messaggio del 2026 ne amplia la prospettiva. Agricoltura e allevamento non rappresentano soltanto attività economiche: contribuiscono a custodire il paesaggio, trasmettere conoscenze e mantenere vive comunità che, senza il lavoro della terra, rischierebbero di perdere una parte importante della propria identità.
I vescovi richiamano anche il contributo dei lavoratori immigrati, la necessità di infrastrutture adeguate e l’importanza di garantire accesso all’istruzione, alla casa e ai servizi essenziali. La custodia del territorio, infatti, non può essere separata dalla dignità di chi lo abita: un paesaggio può essere ammirato dai visitatori, ma rimane realmente vivo soltanto quando le persone possono continuare a lavorarvi, costruire relazioni e progettare il proprio futuro.

 

parrocchia san bernardino molfetta - giornata internazionale ringraziamento aree rurali 2026 Comunità cristiane che non si rassegnano all’abbandono

La riflessione dei vescovi coinvolge direttamente anche le parrocchie e le realtà ecclesiali presenti nelle aree interne. In territori segnati dallo spopolamento, una comunità cristiana può contribuire a mantenere vivi legami, favorire l’incontro tra generazioni e accompagnare iniziative capaci di generare partecipazione. Non si tratta di sostituirsi alle istituzioni, ma di collaborare con le altre realtà del territorio, riconoscendo le risorse e le possibilità ancora presenti. Il Messaggio richiama, in questa prospettiva, anche l’esperienza del Progetto Policoro, che ha contribuito a sostenere percorsi di lavoro e sviluppo locale.
La speranza cristiana non coincide con l’attesa passiva di un cambiamento: chiede piuttosto di riconoscere ciò che può ancora germogliare e di assumersi la responsabilità di coltivarlo, soprattutto quando prevale la tentazione di considerare inevitabile il declino.

 

La gratitudine diventa responsabilità

La Scrittura presenta la terra come un dono affidato alla responsabilità umana. Nel racconto della Genesi, l’uomo viene posto nel giardino perché lo coltivi e lo custodisca (Gen 2,15): il dono ricevuto, dunque, non autorizza allo sfruttamento o all’indifferenza, ma domanda cura. Questa prospettiva permette di comprendere anche il significato più profondo del Ringraziamento: essere grati per la terra, il lavoro e le comunità non significa limitarsi a celebrare ciò che è stato, ma riconoscere il dovere di trasmettere alle generazioni future condizioni di vita dignitose.
Nel Messaggio dei vescovi emerge così una convinzione fondamentale: il futuro del Paese dipende anche dalla capacità di prendersi cura dei beni comuni e del patrimonio ricevuto, attraverso scelte innovative e sostenibili.
Le aree interne non hanno bisogno soltanto di essere ricordate, ma di essere riconosciute come luoghi nei quali vale ancora la pena vivere, lavorare e costruire futuro. La Giornata del Ringraziamento diventa, allora, un’occasione per guardare a questi territori senza nostalgia né rassegnazione, perché la gratitudine è autentica quando riconosce il bene ricevuto e si traduce nell’impegno a non lasciare indietro le persone che continuano a custodirlo.

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