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Giornata Internazionale delle Persone Anziane: anziani, una memoria che continua a generare futuro

parrocchia san bernardino molfetta - giornata degli anziani 2026 C’è un momento, nella vita, in cui si rischia di essere ascoltati meno proprio perché si è vissuto di più. Le decisioni vengono prese da altri, le novità sembrano appartenere soprattutto alle generazioni più giovani e persino gesti ordinari, in una società sempre più digitale, possono diventare complicati. La vecchiaia rischia così di essere raccontata quasi esclusivamente attraverso ciò che viene meno, dimenticando ciò che continua a generare.
La Giornata Internazionale delle Persone Anziane, celebrata il 1° ottobre, offre l’occasione per cambiare prospettiva. Non basta domandarsi come assistere gli anziani. Occorre chiedersi quale posto venga realmente riconosciuto alla loro esperienza, alla loro parola e alla possibilità di continuare a partecipare alla vita familiare, sociale ed ecclesiale.

 

Lo scarto non coincide soltanto con l’abbandono

La cultura dello scarto assume spesso forme meno evidenti della solitudine o dell’abbandono. Può cominciare quando non viene più chiesto un parere, quando si presume che una persona non sia capace di comprendere il presente o quando ogni scelta viene presa al suo posto, anche se potrebbe ancora decidere autonomamente.
Nel 2026 Leone XIV ha ricordato che gli anziani vengono ancora troppo spesso considerati un peso, mentre la logica della prestazione rischia di far dipendere il valore della persona dalla sua efficienza. La prospettiva cristiana conduce nella direzione opposta: una vita conserva sempre la propria dignità, anche quando aumentano la dipendenza e la fragilità.
Accompagnare, quindi, non significa sostituirsi automaticamente, bensì aiutare senza cancellare l’autonomia possibile, riconoscendo che anche chi necessita di cure continua ad avere desideri, opinioni, relazioni e qualcosa da offrire.

 

parrocchia san bernardino molfetta - giornata degli anziani 2026Quando anche il digitale può lasciare indietro

Esiste poi una forma di esclusione particolarmente contemporanea. Prenotazioni sanitarie, operazioni bancarie, comunicazioni, identità digitali e pratiche amministrative passano sempre più spesso attraverso applicazioni e piattaforme: per molte persone anziane questi strumenti rappresentano un’opportunità, ma per altre possono diventare una barriera. Se un servizio diventa accessibile soltanto a chi possiede un dispositivo, comprende una procedura o riesce a orientarsi tra password e autenticazioni, la semplificazione per alcuni rischia di trasformarsi in dipendenza per altri.
L’innovazione è autenticamente umana quando rende la vita più accessibile, non quando costringe chi procede diversamente a sentirsi inadeguato. Anche accompagnare una persona nell’utilizzo di uno strumento, senza impazienza e senza sostituirsi immediatamente a lei, può diventare un gesto concreto di prossimità.

 

Essere assistiti non significa sentirsi accompagnati

Anche la solitudine merita uno sguardo meno superficiale, perché non riguarda soltanto chi vive da solo: si può essere circondati da persone e sentirsi comunque messi ai margini, soprattutto quando nessuno domanda più cosa si pensa, cosa si desidera o quale storia si vorrebbe raccontare.
Leone XIV ha richiamato proprio questa dimensione ricordando che la cultura digitale moltiplica le connessioni, mentre il cuore umano continua ad avere bisogno di prossimità autentica. La cura, allora, non può esaurirsi nelle necessità materiali: a volte servono tempo, ascolto e quella gratuità che permette a una persona di sentirsi ancora parte della vita degli altri.

 

Nessuna età mette fine alla vocazione

parrocchia san bernardino molfetta - giornata degli anziani 2026La stessa comunità cristiana è chiamata a non considerare gli anziani soltanto persone da visitare, assistere o accompagnare ai sacramenti. Leone XIV ha ricordato che la vecchiaia può continuare a essere tempo di preghiera, servizio, tenerezza e memoria trasmessa, riconoscendo negli anziani una presenza significativa per la comunità. Il Salmo 92 offre un’immagine particolarmente eloquente: «Nella vecchiaia daranno ancora frutti, saranno vegeti e rigogliosi» (Sal 92,15). Non nega la fragilità, ma impedisce di identificare una persona con ciò che non riesce più a fare.
La Giornata del 1° ottobre può diventare, dunque, un’occasione per verificare non soltanto quanto ci si prende cura degli anziani, ma quanto ancora li si ascolta, li si coinvolge e si permette loro di donare. Una comunità che accompagna i propri anziani compie un gesto necessario, ma una comunità che continua a riconoscerne la vocazione fa qualcosa di più: non custodisce semplicemente il passato, permette alla memoria di continuare a generare futuro.

 

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