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Hechos.29 in Costa Rica | Dallo schermo alla comunità: quando la missione digitale esce dallo smartphone

Un contenuto cristiano può raggiungere migliaia di persone, ma la missione digitale comincia davvero quando quella connessione apre la strada a un incontro. Nel suo secondo contributo legato all’esperienza di Hechos.29 in Costa Rica, David Quirós riflette sulla necessità di accompagnare le persone dallo schermo alla comunità, trasformando follower e interazioni in relazioni capaci di condurre alla preghiera, alla vita ecclesiale e all’incontro con Cristo.

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parrocchia san bernardino molfetta - hechos.29 costa rica - influencer missionari digitali evangelizzatori differenza 2026Che cosa accade quando termina un video? Per alcuni secondi, sul nostro schermo appare qualcuno che parla di Dio. Forse racconta la propria storia, condivide una riflessione, spiega un aspetto della fede o pone semplicemente una domanda che ci induce a riflettere. Guardiamo il video, ci piace, magari lo condividiamo, ma poi scorriamo con il dito. Appare un altro video. Poi un altro. E un altro ancora.

È così che si svolge gran parte della nostra vita digitale: i contenuti arrivano, ci colpiscono per qualche istante e vengono rapidamente sostituiti da qualcosa di nuovo. Siamo abituati a consumare informazioni a grande velocità. Quando parliamo di evangelizzazione, però, non possiamo perdere di vista un aspetto fondamentale: una persona non è una visualizzazione, un «like» o una statistica. Dietro ogni schermo c’è qualcuno con una storia, domande, ferite, sogni, dubbi e desideri. Forse una persona che cerca risposte da molto tempo. Forse qualcuno che si sente lontano da Dio. Forse qualcuno che non ha mai trovato un luogo nel quale sentirsi davvero parte di una comunità.

A questo punto emerge una domanda sulla quale dovremmo riflettere tutti noi che utilizziamo le reti sociali per evangelizzare: che cosa desideriamo accada dopo che quella persona avrà chiuso il nostro contenuto? Possiamo realizzare un video capace di raggiungere migliaia di persone senza, tuttavia non aver costruito alcuna comunità. Possiamo riempire le reti sociali di frasi cristiane e lasciare ugualmente qualcuno da solo davanti alle proprie domande. Possiamo parlare continuamente della Chiesa senza aiutare nessuno a scoprire che essa può essere anche un luogo nel quale trovare il proprio spazio. La missione digitale, dunque, non può concludersi sullo schermo.

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parrocchia san bernardino molfetta - hechos.29 costa rica - influencer missionari digitali evangelizzatori differenza 2026Una porta, non una destinazione

Le reti sociali possiedono una caratteristica straordinaria: possono portare un messaggio in luoghi che, forse, non riusciremmo mai a raggiungere fisicamente. Un giovane può scoprire un profilo cristiano dalla propria camera. Può imbattersi in una testimonianza mentre viaggia in autobus. Può ascoltare per la prima volta una spiegazione della fede capace di rispondere a una domanda che non aveva mai osato formulare ad alta voce. Forse quel contenuto rappresenterà il suo primo contatto con una realtà che aveva smesso di cercare. E questo è importante.

Quel primo contatto, però, dovrebbe costituire soltanto l’inizio: lo schermo può essere una porta, ma non può diventare la destinazione. Se qualcuno scopre Cristo attraverso i nostri contenuti, deve compiere un passo ulteriore: conoscere altri cristiani, avvicinarsi a una parrocchia, partecipare a un gruppo giovanile, parlare con qualcuno, ricevere una formazione, cominciare a pregare e, soprattutto, scoprire una comunità nella quale crescere nella fede.

Il cristianesimo, infatti, non consiste semplicemente nel conoscere alcune cose su Gesù, bensì nell’incontrarlo e nel cominciare a camminare con Lui. E non siamo chiamati a percorrere questo cammino da soli.

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Da follower a fratelli

Nelle reti sociali parliamo continuamente di follower. Abbiamo follower, seguiamo profili, cerchiamo di accrescere il numero di chi ci segue e festeggiamo quando una pubblicazione raggiunge più persone. Nella Chiesa, però, esiste una parola molto più profonda: fratelli. Un profilo può avere migliaia di follower senza aver creato una vera comunità. Un piccolo gruppo di giovani che si riunisce per pregare, condividere, servire e sostenersi reciprocamente può vivere, invece, un’esperienza di Chiesa profondamente significativa. Questo pone una sfida all’evangelizzazione digitale: non cercare soltanto un pubblico, ma aprire strade verso la comunità.

Che cosa facciamo quando qualcuno commenta dicendo di volersi avvicinare a Dio?

Che cosa facciamo quando una persona ci scrive perché sta attraversando un momento difficile?

Che cosa facciamo quando qualcuno domanda dove possa partecipare a un’attività giovanile?

È qui che la missione cambia: non si tratta più soltanto di creare contenuti, ma di accompagnare le persone. Una risposta può trasformarsi in una conversazione. Una conversazione può diventare un’amicizia. Un’amicizia può condurre a una comunità. E una comunità può diventare il luogo in cui una persona scopre che Dio non le parla soltanto attraverso uno schermo, ma anche attraverso gli altri.

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parrocchia san bernardino molfetta - hechos.29 costa rica - influencer missionari digitali evangelizzatori differenza 2026.

parrocchia san bernardino molfetta - hechos.29 costa rica - influencer missionari digitali evangelizzatori differenza 2026Anche la parrocchia è su Internet

Per molto tempo abbiamo pensato alla Parrocchia come a un luogo fisico: una chiesa, una sala, un ufficio, un campo sportivo o uno spazio nel quale si riuniscono i gruppi. Oggi, però, molte persone conoscono una comunità parrocchiale prima ancora di mettervi piede. Il primo incontro, ad esempio, può avvenire su Instagram. Possono scoprire un gruppo giovanile attraverso TikTok, venire a conoscenza di un’attività su Instagram oppure ascoltare su YouTube la testimonianza di un giovane della Parrocchia.

La nostra presenza digitale può quindi trasformarsi in una porta di accesso alla vita parrocchiale. Non si tratta di sostituire la Parrocchia con le reti sociali, ma di utilizzarle per mostrare che dietro quel profilo esistono persone reali, una comunità concreta e un luogo al quale anche altri possono prendere parte.

Una pubblicazione che dice «oggi abbiamo l’incontro del gruppo giovanile» può sembrare qualcosa di semplice, ma per una persona che cerca da mesi un luogo nel quale sentirsi accolta, però, può significare molto di più. Può essere un invito. Può essere il primo passo. Può essere il motivo per cui qualcuno trova finalmente il coraggio di entrare.

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Quando la fede smette di essere un contenuto

Arriva un momento in cui l’evangelizzazione cessa di essere semplicemente un contenuto: accade quando ciò che pubblichiamo comincia a trasformarsi in vita. Una persona guarda un video sulla preghiera e comincia a pregare. Qualcuno ascolta parlare della confessione e decide di accostarsi nuovamente al sacramento. Un giovane scopre una comunità e trova il coraggio di partecipare a un gruppo. Una persona che si sentiva sola incontra amici con i quali condividere la propria fede.

È allora che comprendiamo che evangelizzare su Internet non significa soltanto parlare di Dio, ma aiutare le persone a incontrarlo e a vivere una relazione con Lui. Le reti sociali possono suscitare domande, ma abbiamo bisogno di spazi in cui tali domande possano essere accolte e accompagnate. Possono ispirare, ma abbiamo bisogno di comunità capaci di sostenere. Possono mettere in contatto le persone, ma abbiamo bisogno di incontri reali che permettano di costruire relazioni.

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parrocchia san bernardino molfetta - hechos.29 costa rica - influencer missionari digitali evangelizzatori differenza 2026I sacramenti non possono essere racchiusi in uno schermo

Esiste qualcosa che nessuna strategia digitale può sostituire: l’esperienza concreta della vita sacramentale della Chiesa. Possiamo trasmettere una Messa, possiamo spiegare il significato dell’Eucaristia, possiamo realizzare un video sull’importanza della Riconciliazione, possiamo condividere le testimonianze di persone che hanno sperimentato l’amore di Dio. Tutto questo può essere d’aiuto, ma lo schermo non sostituisce la partecipazione alla vita sacramentale.

La fede cristiana non è fatta per essere semplicemente osservata. Non siamo spettatori della nostra stessa fede: siamo chiamati a partecipare, celebrare, ricevere, servire e vivere. Per questo, quando qualcuno scopre un contenuto cristiano su Internet, il nostro obiettivo dovrebbe essere aiutarlo a passare da «sto guardando qualcosa sulla fede» a «voglio cominciare a vivere la mia fede». Questo cambiamento può sembrare piccolo, ma è enorme.

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L’incontro che nessuno schermo può sostituire

Viviamo circondati da connessioni digitali, ma questo non significa necessariamente essere accompagnati: possiamo avere centinaia di follower e sentirci soli; possiamo parlare ogni giorno con molte persone senza mai avere una conversazione davvero profonda; possiamo essere costantemente connessi e, nello stesso tempo, sentire che nessuno ci conosce veramente. Per questo, l’incontro personale continua a essere così importante.

Una conversazione dopo la Messa. Un amico che ci domanda come stiamo davvero. Un gruppo di giovani che ci accoglie per la prima volta. Una persona che si siede ad ascoltarci senza giudicarci. Una comunità che ci accompagna quando la nostra fede è salda e anche quando siamo attraversati dai dubbi. Tutto questo fa parte dell’esperienza cristiana. Proprio per questo, la missione digitale deve orientarsi verso tale incontro: non desideriamo una Chiesa che appaia soltanto sullo schermo, ma una Chiesa che, attraverso lo schermo, inviti le persone a incontrarsi.

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parrocchia san bernardino molfetta - hechos.29 costa rica - influencer missionari digitali evangelizzatori differenza 2026E noi, che cosa stiamo facendo?

Forse questa sfida non riguarda soltanto coloro che gestiscono un profilo dedicato all’evangelizzazione , perché tutti abbiamo una presenza digitale. Ciò che condividiamo, commentiamo, pubblichiamo e consigliamo comunica chi siamo e che cosa consideriamo importante. Vale quindi la pena domandarci:

Le mie reti sociali avvicinano o allontanano?

Ciò che pubblico suscita domande su Dio?

Sto utilizzando le reti sociali soltanto per ottenere attenzione oppure anche per servire?

Quando qualcuno si rivolge a me in cerca di risposte, sono disposto ad ascoltarlo?

E forse una delle domande più importanti è questa:

Se qualcuno conoscesse Cristo attraverso ciò che pubblico, saprebbe quale passo compiere dopo?

Evangelizzare, infatti, non termina quando qualcuno ascolta il messaggio, ma è proprio lì che comincia.

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Uscire dallo smartphone

La missione digitale non consiste nell’abbandonare le reti sociali. Al contrario, abbiamo una straordinaria opportunità per utilizzarle nell’annuncio del Vangelo all’interno di uno spazio in cui milioni di persone trascorrono già una parte della loro vita. Dobbiamo, però, ricordare perché siamo lì: non desideriamo soltanto riempire le reti sociali di contenuti cristiani, ma dobbiamo costruire ponti. Che un video possa trasformarsi in una conversazione. Che una conversazione possa diventare un’amicizia. Che un’amicizia possa condurre a una comunità. Che una comunità possa avvicinare una persona alla parrocchia. Che la parrocchia possa aiutarla a crescere nella fede. E che, lungo tutto questo cammino, possa incontrare Cristo.

Alla fine, la missione digitale non si misura soltanto dal numero di persone che raggiungiamo attraverso uno schermo, ma anche da quante persone aiutiamo a compiere un passo verso una vita di fede più profonda e comunitaria.

Lo schermo può essere l’inizio. La pubblicazione può essere l’invito. Il messaggio può essere la porta. Dopo, però, viene la parte più importante: uscire dallo smartphone, incontrarsi faccia a faccia e camminare insieme. La missione, infatti, non termina quando qualcuno chiude l’applicazione: la missione comincia quando quella persona decide di alzarsi, uscire dallo schermo e incontrare una comunità che la attende.

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David Quirós (Costa Rica)
Amministratore di @portaldefe
Membro di CatoHouse del Costa Rica 
Membro del gruppo di pastorale giovanile Juventud Oblata CLA, affiliato al Colegio La Asunción

Instagram: _davidquiros_ – _portaldefe_ – juventudoblata.cla – catohouse_of

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SPAGNOLO COSTARICANO
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Hechos.29 en Costa Rica | De las pantallas a la comunidad: cuando la misión digital sale del celular

¿Qué pasa después de que termina un video? Durante unos segundos, alguien aparece en nuestra pantalla hablando de Dios. Quizá cuenta su historia, comparte una reflexión, explica algo de la fe o simplemente lanza una pregunta que nos hace pensar. Lo vemos, nos gusta, tal vez lo compartimos … y después deslizamos el dedo. Aparece otro video. Luego otro. Y otro más.

Así funciona gran parte de nuestra vida digital: contenido que llega, nos impacta durante unos segundos y rápidamente es reemplazado por algo nuevo. Estamos acostumbrados a consumir información a toda velocidad. Pero cuando hablamos de evangelización, hay algo que no podemos perder de vista: una persona no es una reproducción, un “me gusta” ni una estadística. Detrás de cada pantalla hay alguien con una historia, con preguntas, heridas, sueños, dudas y deseos. Tal vez alguien que lleva tiempo buscando respuestas. Tal vez alguien que se siente lejos de Dios. Tal vez alguien que nunca ha encontrado un lugar donde sentirse verdaderamente parte de una comunidad.

Y ahí aparece una pregunta que debería hacernos pensar a todos los que utilizamos las redes para evangelizar: ¿Qué queremos que suceda después de que esa persona cierre nuestro contenido?

Porque podemos hacer un video que llegue a miles de personas y, aun así, no haber construido ninguna comunidad. Podemos llenar las redes de frases cristianas y, sin embargo, dejar a alguien completamente solo frente a sus preguntas. Podemos hablar constantemente de la Iglesia sin ayudar a nadie a descubrir que la Iglesia también puede ser un lugar donde él o ella tiene un espacio. La misión digital, entonces, no puede terminar en la pantalla.

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Una puerta, no un destino

Las redes sociales tienen algo extraordinario: pueden llevar un mensaje a lugares donde quizá nosotros nunca podríamos llegar físicamente. Un joven puede descubrir una cuenta cristiana desde su habitación. Puede encontrarse con un testimonio mientras viaja en autobús. Puede escuchar por primera vez una explicación de la fe que responda a una pregunta que nunca se había atrevido a hacer en voz alta. Quizá ese contenido sea el primer contacto que tenga con una realidad que había dejado de buscar. Y eso importa.

Pero ese primer contacto debería ser solamente el comienzo. La pantalla puede ser una puerta, pero no puede convertirse en el destino. Si alguien descubre a Cristo a través de nuestro contenido, queremos que pueda dar un paso más: conocer a otros cristianos, acercarse a una parroquia, participar en un grupo juvenil, conversar con alguien, recibir formación, comenzar a orar y, sobre todo, descubrir una comunidad donde pueda crecer en la fe.

Porque el cristianismo no consiste simplemente en saber cosas sobre Jesús. Consiste en encontrarse con Él y comenzar a caminar con Él. Y ese camino no estamos llamados a recorrerlo solos.

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De seguidores a hermanos

En las redes hablamos constantemente de seguidores. Tenemos seguidores, seguimos cuentas, buscamos aumentar seguidores y celebramos cuando una publicación alcanza a más personas. Pero en la Iglesia hay una palabra mucho más profunda: hermanos. Una cuenta puede tener miles de seguidores y, aun así, no haber creado una verdadera comunidad. En cambio, un pequeño grupo de jóvenes que se reúne para rezar, compartir, servir y acompañarse puede vivir una experiencia de Iglesia profundamente significativa. Esto nos plantea un reto para la evangelización digital: no buscar únicamente una audiencia, sino abrir caminos hacia la comunidad.

¿Qué hacemos cuando alguien comenta que quiere acercarse a Dios?

¿Qué hacemos cuando una persona nos escribe porque está pasando por un momento difícil?

¿Qué hacemos cuando alguien pregunta dónde puede participar en una actividad de jóvenes?

Ahí la misión cambia. Ya no se trata solamente de crear contenido. Se trata de acompañar personas. Una respuesta puede convertirse en una conversación. Una conversación puede convertirse en una amistad. Una amistad puede llevar a una comunidad. Y una comunidad puede convertirse en el espacio donde una persona descubre que Dios no solamente le habla a través de una pantalla, sino también a través de otros.

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La parroquia también está en internet

Durante mucho tiempo hemos pensado en la parroquia como un lugar físico: un templo, un salón, una oficina, una cancha o un espacio donde se reúnen los grupos. Pero hoy muchas personas conocen una comunidad parroquial antes de poner un pie dentro de ella. La primera impresión puede ocurrir en Instagram. Pueden descubrir un grupo juvenil a través de TikTok. Pueden enterarse de una actividad por Instagram. Pueden escuchar el testimonio de un joven de la parroquia en YouTube.

Por eso, nuestra presencia digital puede convertirse en una especie de puerta de entrada a la vida parroquial. No se trata de reemplazar la parroquia por las redes, sino de utilizar las redes para mostrar que detrás de esa cuenta hay personas reales, una comunidad real y un lugar donde otros también pueden participar.

Una publicación que diga “hoy tenemos reunión juvenil” puede parecer algo sencillo. Pero para alguien que llevaba meses buscando un lugar donde encajar, puede significar mucho más. Puede ser una invitación. Puede ser el primer paso. Puede ser la razón por la que alguien finalmente se atreva a entrar.

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Cuando la fe deja de ser contenido

Hay un momento en el que la evangelización deja de ser simplemente contenido. Es cuando aquello que publicamos comienza a convertirse en vida. Una persona ve un video sobre la oración y comienza a rezar. Alguien escucha hablar sobre la confesión y decide acercarse nuevamente al sacramento. Un joven descubre una comunidad y se anima a participar en un grupo. Una persona que se sentía sola encuentra amigos que comparten su fe.

Ahí entendemos que evangelizar en internet no consiste solamente en hablar de Dios, sino en ayudar a las personas a encontrarse con Dios y vivir una relación con Él. Las redes pueden despertar preguntas, pero necesitamos espacios donde esas preguntas puedan ser acompañadas. Pueden inspirar, pero necesitamos comunidades que sostengan. Pueden conectar personas, pero necesitamos encuentros reales que permitan construir relaciones.

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Los sacramentos no caben en una pantalla

Hay algo que ninguna estrategia digital puede reemplazar: la experiencia concreta de la vida sacramental de la Iglesia. Podemos transmitir una Misa. Podemos explicar qué significa la Eucaristía. Podemos hacer un video sobre la importancia de la Reconciliación. Podemos compartir testimonios de personas que han experimentado el amor de Dios. Todo eso puede ayudar. Pero la pantalla no sustituye la participación en la vida sacramental.

La fe cristiana no está diseñada para ser simplemente observada. No somos espectadores de nuestra propia fe. Estamos llamados a participar, celebrar, recibir, servir y vivir. Por eso, cuando alguien descubre contenido cristiano en internet, nuestro objetivo debería ser ayudarle a pasar de “estoy viendo algo sobre la fe” a “quiero comenzar a vivir mi fe”. Ese cambio puede parecer pequeño, pero es enorme.

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El encuentro que ninguna pantalla puede reemplazar

Vivimos rodeados de conexiones digitales, pero eso no significa necesariamente que estemos acompañados. Podemos tener cientos de seguidores y sentirnos solos. Podemos hablar con personas todos los días y nunca tener una conversación verdaderamente profunda. Podemos estar constantemente conectados y, al mismo tiempo, sentir que nadie nos conoce realmente. Por eso, el encuentro personal sigue siendo tan importante.

Una conversación después de Misa. Un amigo que pregunta cómo estamos de verdad. Un grupo de jóvenes que nos recibe por primera vez. Una persona que se sienta a escucharnos sin juzgarnos. Una comunidad que nos acompaña cuando nuestra fe está fuerte y también cuando tenemos dudas. Todo eso forma parte de la experiencia cristiana. Y precisamente por eso la misión digital tiene que apuntar hacia allí. No queremos una Iglesia que solamente aparezca en la pantalla. Queremos una Iglesia que, a través de la pantalla, invite a las personas a encontrarse.

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¿Y nosotros qué estamos haciendo?

Tal vez el reto no sea solamente para quienes tienen una cuenta dedicada a evangelizar. Todos tenemos una presencia digital. Lo que compartimos, comentamos, publicamos y recomendamos también comunica quiénes somos y qué consideramos importante. Entonces vale la pena preguntarnos:

¿Mis redes acercan o alejan?

¿Lo que publico despierta preguntas sobre Dios?

¿Estoy utilizando las redes solamente para conseguir atención o también para servir?

¿Cuando alguien se acerca a mí buscando respuestas, estoy dispuesto a escuchar?

Y quizá una de las preguntas más importantes:

Si alguien conociera a Cristo a través de lo que publico, ¿sabría cuál es el siguiente paso?

Porque evangelizar no termina cuando alguien escucha el mensaje. Comienza ahí.

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Salir del celular

La misión digital no consiste en abandonar las redes. Al contrario: tenemos una oportunidad enorme de utilizarlas para anunciar el Evangelio en un espacio donde millones de personas ya pasan parte de su vida. Pero necesitamos recordar para qué estamos ahí. No queremos solamente llenar las redes de contenido cristiano. Queremos construir puentes. Que un video pueda convertirse en una conversación. Que una conversación pueda convertirse en una amistad. Que una amistad pueda llevar a una comunidad. Que una comunidad pueda acercar a una persona a la parroquia. Que la parroquia pueda ayudarla a crecer en la fe. Y que, en todo ese camino, pueda encontrarse con Cristo.

Porque al final, la misión digital no se mide solamente por cuántas personas alcanzamos en una pantalla, sino también por cuántas personas ayudamos a dar un paso hacia una vida de fe más profunda y comunitaria. La pantalla puede ser el comienzo. La publicación puede ser la invitación. El mensaje puede ser la puerta. Pero después viene lo más importante: salir del celular, encontrarnos cara a cara y caminar juntos. Porque la misión no termina cuando alguien cierra la aplicación. La misión comienza cuando esa persona decide levantarse, salir de la pantalla y encontrarse con una comunidad que la espera.

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David Quirós (Costa Rica)
Administrador de proyectos de @portaldefe
Miembro de CatoHouse Costa Rica @catohouse_of (grupo de jóvenes costarricenses)
Miembro del grupo de pastoral juvenil Juventud Oblata CLA, vinculado al Colegio La Asunción (de ahí las siglas CLA)

Instagram: _davidquiros_ – _portaldefe_ – juventudoblata.cla

 

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