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Sacramenti: tappe di vita, non figurine da collezionare

parrocchia san bernardino molfetta - rubrica catechismo formazione sacramenti valore educazione confessiobne eucarestia cresima battesimo motivazioni perché 2026 Ce l’ho, ce l’ho, c’è l’ho, mi manca …”. Ammettiamolo con una sana dose di onestà parrocchiale: a volte l’iter dell’iniziazione cristiana dei nostri figli assomiglia pericolosamente alla raccolta delle figurine dei Calciatori o delle carte dei Pokémon. L’atteggiamento diffuso, purtroppo, è quello della spunta sul registro: Battesimo fatto nei primi mesi (così i nonni sono tranquilli), Prima Confessione superata (con tanto di festicciola e bigliettino ricordo), Prima Comunione archiviata (con relativo pranzo memorabile), e poi il grande vuoto.
Sì, perché qui casca l’asino parrocchiale. Nella maggior parte dei casi, la collezione si ferma bruscamente all’Eucaristia. Subito dopo la festa della Comunione assistiamo a un esodo di massa degno del Mar Rosso. I ragazzi spariscono dai radar e la Cresima diventa quel sacramento misterioso che “chissà se si farà”.
E qual è la giustificazione preferita da noi genitori in questi casi? Sempre la stessa, servita su un piatto d’argento.

 

Quest’anno, come ogni anno, l’ennesimo messaggio WhatsApp che annuncia la lunga pausa nel cammino: “Buonasera, mio figlio si ferma alla prima comunione. Poi sarà una sua scelta cresimarsi. Grazie per tutto. Un abbraccio. Vi saluto”. Per noi catechiste ogni volta che uno dei nostri ragazzi si ferma, è una piccola sconfitta nella nostra missione, ma non ci arrendiamo e andiamo avanti comunque. Questa è la dimostrazione del distacco che avviene attraverso la decisione di noi adulti, che mettiamo avanti tutto tranne la fede. Avete mai chiesto ai vostri figli come si svolge un incontro di catechismo, o il ritiro per il sacramento, o cosa hanno provato la prima volta che si sono accostati ad esso? Nessuno si mette nei panni dei propri figli per comprendere se la scelta sia saggia o meno.
Cara mamma, caro papà, parliamoci da amici: questa storia della “scelta da grandi” fa acqua da tutte le parti ed è l’esatto contrario di ciò che ci chiede il Vangelo. Nei testi sacri, Gesù non dice di aspettare la maggiore età dei ragazzi per metterli in contatto con Lui. Anzi, quando i discepoli provano a fare cerchio per allontanare i più piccoli, Lui si arrabbia e dice chiaramente: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo vietate: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio» (Mc 10,14).

 

parrocchia san bernardino molfetta - rubrica catechismo formazione sacramenti valore educazione confessiobne eucarestia cresima battesimo motivazioni perché 2026 Ai nostri figli non permettiamo di scegliere “da grandi” se andare a scuola, se lavarsi i denti, se mangiare le verdure o se praticare uno sport. Lì decidiamo noi, perché sappiamo che sono cose buone per la loro crescita. Però, chissà perché, quando si parla di anima, di valori profondi e di vita spirituale, improvvisamente diventiamo tutti paladini della massima libertà di scelta. La verità è che se non diamo loro gli strumenti adesso, da grandi non sceglieranno affatto, semplicemente perché non sapranno nemmeno cosa stanno scegliendo.

 

I Sacramenti non sono medaglie al valore da appendere in salotto, né scuse legalizzate per organizzare banchetti, e non sono nemmeno opzioni facoltative da rimandare a trent’anni. Sono tappe di vita reale, pensate per la vita di tutti i giorni. Come diceva sempre il beato Carlo Acutis: «L’Eucaristia è la mia autostrada per il Cielo» (Dai diari e dalle biografie ufficiali approvate dalla Causa dei Santi). Eppure, lui era un ragazzo normale che amava i videogiochi, l’informatica, ma che aveva capito tutto della fede.
Facciamoci caso: ha detto autostrada, non parcheggio! L’autostrada serve per muoversi, per viaggiare ad alta velocità verso una meta, non per lasciare l’auto a prendere polvere in garage per anni. Dio ci dona i Sacramenti perché conosce perfettamente la nostra fragilità e sa benissimo che la vita quotidiana, là fuori, è una giungla tra scuola, lavoro, scadenze, delusioni e fatiche relazionali. Non ci lascia soli a piedi.

 

parrocchia san bernardino molfetta - rubrica catechismo formazione sacramenti valore educazione confessiobne eucarestia cresima battesimo motivazioni perché 2026 Nel nostro cammino quotidiano abbiamo a disposizione dei veri e propri punti di riferimento.
Anzitutto, la Confessione, che non è il tribunale dove il prete ti fa il terzo grado per giudicarti, e nemmeno un ufficio dove andare a timbrare il cartellino delle proprie colpe. È il luogo del sollievo e della cura, una vera e propria ricarica del cuore. È come quando cammini per ore sotto uno zaino pesante che ti sta spaccando la schiena e trovi finalmente un posto sicuro dove poterti sedere, togliere quel peso e respirare a pieni polmoni, accolto da qualcuno che ti dice: “Va tutto bene, sei a casa, adesso rilassati”. Ogni tanto, fermarsi e permettere a Dio di rimettere insieme i nostri pezzi rotti e curare le nostre ferite serve a tutti per ritrovare la freschezza, la forza e la pace profonda del cuore.
Poi, l’Eucaristia: non è il “premio di consolazione” o la caramella per i bambini che si comportano bene. È cibo per chi è stanco, affamato e ferito. È il carburante necessario per affrontare la settimana senza mandare a quel paese il collega di lavoro o il compagno di banco.

 

Infine, la Confermazione: comunemente chiamata Cresima, non è il diploma di addio alla Chiesa o l’attestato di fine corso. È il sacramento dello Spirito Santo, che potremmo definire come il “turbo” messo a quel carburante che abbiamo ricevuto. È la forza che trasforma i ragazzi da passeggeri passivi a guidatori attivi della propria vita di fede, dando loro il coraggio di fare scelte controcorrente in un mondo che viaggia a tutta velocità nella direzione opposta. San Giovanni Paolo II, che ha speso la vita intera per scuotere le coscienze dei giovani e delle famiglie, lo gridava a gran voce: «Non abbiate paura di accogliere Cristo e di accettare la sua potestà! Non abbiate paura!» (Omelia della Messa di inizio Pontificato, 22 ottobre 1978)

Collezionare i Sacramenti a metà, o peggio ancora lasciarli a metà strada aspettando un’ipotetica maturità futura, è come comprare uno smartphone da mille euro, scartarlo, caricarlo al 20% e poi lasciarlo spento nel cassetto dicendo: “Lo userò da grande”. Un vero spreco di energia e di grazia. Smettiamola di rimandare e iniziamo, insieme ai nostri figli, a giocare tutta la partita!

 

A cura di Stefania Soricaro e Annamaria Vitale
Catechiste della Parrocchia di San Francesco D’Assisi (Brindisi)

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