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Ritiro quaresimale parrocchiale: Gesù e la Samaritana, l’acqua viva che cambia la vita

parrocchia san bernardino molfetta - ritiro quaresima 2026 gesù samaritanaCi sono giornate in cui la Quaresima smette di essere un tempo “da calendario” e diventa esperienza reale: un luogo in cui la Parola raggiunge la vita, la mette a nudo con delicatezza e apre strade nuove. Il ritiro parrocchiale quaresimale, vissuto nel Seminario Vescovile e organizzato insieme da gruppi e associazioni della comunità, si è collocato proprio dentro questa prospettiva: non un appuntamento tra tanti, ma un’occasione di ascolto e di conversione condivisa.

L’icona biblica scelta è stata il Vangelo dell’incontro tra Gesù e la Samaritana (Gv 4,5-42), accompagnato anche dalla visione del video dedicato della serie The Chosen. Al centro, un dialogo che attraversa sete, fragilità, domande e conduce verso un punto decisivo: l’incontro con Cristo non lascia come prima, perché apre al cambiamento e rende possibile una vita più vera.

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L’icona del pozzo: il Signore raggiunge la vita concreta

L’incontro al pozzo di Sicar è una pagina essenziale, perché mostra Gesù dentro una scena ordinaria: una donna che attinge acqua, un mezzogiorno caldo, una conversazione che inizia con una richiesta semplice. Eppure, sotto quella semplicità, si apre un abisso: Gesù non si ferma alla superficie, va in profondità e accompagna la Samaritana a rileggere la propria storia senza maschere.

Nel ritiro questa pagina è diventata specchio. I “pozzi” non sono luoghi lontani: sono gli spazi quotidiani in cui si portano pesi, fatiche, desideri e in cui il Signore continua a farsi vicino. Quando la fede viene riportata lì, dove si vive davvero, smette di essere idea e diventa relazione: e la relazione, quando è vera, conduce a una decisione, perché sposta la direzione.

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parrocchia san bernardino molfetta - ritiro quaresima 2026 gesù samaritanaLa meditazione di don Angelo: l’incontro che converte senza forzare

Nell’intervento meditativo, don Angelo ha indicato un chiaro asse: l’incontro con Gesù cambia la persona, non per pressione o per moralismo, ma per attrazione interiore. Chi conosce Cristo viene invitato a seguirlo e seguire significa cambiare direzione, cioè convertirsi. Come ha evidenziato don Angelo, «è Gesù che bussa alla porta del cuore e della mente e lo fa senza alcuna forzatura». La sua presenza non invade, non schiaccia, ma sa attendere . E proprio questa libertà rende autentico l’incontro: quando viene accolto, apre la possibilità di rinnovarsi, di riconoscersi, di rileggere ciò che si è e ciò che si sta diventando.

Come Gesù incontra la Samaritana, così desidera incontrare ogni persona. E come la donna, dopo quell’incontro, supera vergogna e solitudine andando verso gli altri, così viene indicata una via concreta: non avere paura di andare incontro all’altro, nonostante le fragilità proprie e altrui, perché la conversione non chiude, ma apre e conduce alla comunione.

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parrocchia san bernardino molfetta - ritiro quaresima 2026 gesù samaritanaL’acqua viva e il “dovere teologico”: andare in profondità

La pagina evangelica è stata letta anche attraverso un passaggio di grande densità: Gesù incontra la Samaritana non per caso. C’è un “dovere teologico”, una volontà del Padre: quel volto doveva essere raggiunto, quel cuore doveva essere cercato. E questo orienta anche la vita cristiana: l’incontro con Dio non porta a restare in superficie, ma chiede profondità.

L’acqua diventa simbolo centrale. Infatti, essa non è solo un elemento narrativo, è una promessa: l’acqua vera della vita è Cristo stesso, capace di dissetare ciò che nessuna compensazione può colmare. Da qui nasce una domanda che attraversa la Quaresima: qual è la nostra “sete” più profonda? Quale pace viene cercata? Quale speranza viene rincorsa e dove, davvero, viene trovata?

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parrocchia san bernardino molfetta - ritiro quaresima 2026 gesù samaritanaAdorare in Spirito e Verità: la fede non è più legata a un luogo

La bellezza di questa pericope si dispiega in alcuni snodi decisivi. Il primo è il passaggio dall’adorazione legata a un luogo alla scoperta di un Dio che si lascia incontrare ovunque. La domanda della Samaritana – «voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare» – viene trasformata da Gesù: non è il tempio che definisce l’incontro con Dio, ma la qualità del cuore.

Adorare in Spirito e Verità significa avere non una religiosità di facciata, ma una vita riconciliata, in cui si cerca Dio senza maschere e senza idoli. Questa prospettiva, nel ritiro, ha aperto un orizzonte concreto: la fede chiede di essere coltivata, personalmente e comunitariamente, perché la comunità non cresce per inerzia, ma per scelta.

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La brocca lasciata a terra: quando cambia il centro, cambia tutto

Un dettaglio evangelico è diventato segno forte: la brocca lasciata a terra. La donna era venuta per l’acqua e, invece, scopre l’acqua viva. Per questo, ciò che sembrava indispensabile perde centralità: non viene disprezzato il quotidiano, ma viene rimesso al suo posto perché, quando Cristo diventa il centro, le priorità cambiano, le scelte cambiano, i passi cambiano.

E da qui nasce l’annuncio. La Samaritana va verso gli altri, racconta, testimonia non perché sia diventata perfetta, ma perché è stata raggiunta. Il ritiro ha consegnato questa semplice verità: incontro e missione stanno insieme. Quando incontrano Dio, portano Dio, e lo portano con la vita.

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parrocchia san bernardino molfetta - ritiro quaresima 2026 gesù samaritanaLa riflessione nei gruppi: domande vere, vita vera, cammino condiviso

Il momento di meditazione nei gruppi ha permesso di intrecciare la Parola con la vita quotidiana. Sono emerse condivisioni profonde: il Signore ci incontra ai pozzi della vita e desidera venire incontro nelle fragilità, ricordando che la vicinanza di Dio non dipende dall’adeguatezza personale. Sono nate domande che non devono essere mai eluse: sono come Cristo desidera che io sia? Se il Signore mi ama e cerca, so fare lo stesso con gli altri Sto imparando a stare con gli altri, senza chiudermi?

È riemerso anche il bisogno di coltivare la fede, come scelta personale e comunitaria. Per attingere all’acqua viva sono state anche indicate strade concrete: ascolto della Parola, sacramenti, preghiera, carità. E, insieme, la necessità di andare in profondità, togliendo maschere e idoli, perché l’incontro con Dio non può restare esteriore.

Nel confronto è stata pronunciata un’immagine forte: siamo tutti samaritani, perché tutti portiamo ferite e siamo assetati. Eppure Cristo compare spesso proprio nel dolore, perché nessuno è fuori dai suoi pensieri. È lui che “dà forma”, che riplasma, che restituisce dignità. E le “seti” nominate hanno avuto volti concreti: speranza, pace, serenità, quelle che non si comprano e non si improvvisano, ma si ricevono rimanendo in lui.

Il ritiro quaresimale ha consegnato alla comunità una chiara direzione: l’incontro con Gesù non è un’emozione che passa, ma una relazione che cambia il passo. Per questo, la Quaresima può diventare tempo di verità, in cui si smette di vivere di superficie e si sceglie la profondità.

In questi giorni, si possono compiere due gesti semplici: riconoscere un “pozzo” concreto della propria vita, dove Cristo ci sta già aspettando, e scegliere un modo reale per attingere all’acqua viva, con Parola, sacramenti, preghiera e carità. E poi, senza paura, provare a fare il passo che la Samaritana compie: andare incontro agli altri, perché chi viene dissetato, non trattiene per sé, ma diventa sorgente di comunione.

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