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Parlare ai ragazzi senza sembrare un televenditore: catechesi, K-pop e altre forme di sopravvivenza educativa

parrocchia san bernardino molfetta – catechismo formazione linguaggio ragazzi come parlare scelte pratichePartiamo da una verità scomoda: i ragazzi di oggi non parlano la nostra lingua. Noi diciamo “percorso”, loro sentono “riunione”. Noi diciamo “riflessione”, loro sentono “monologo”. Noi iniziamo con oggi parleremo di …”, loro hanno già aperto TikTok mentalmente. E no, il problema non è che ascoltano il K-pop, seguono idol coreani e comunicano a emoji. Il problema è che noi spesso parliamo come se fossimo rimasti a un altro secolo. Con affetto, eh. Ma pur sempre a un altro secolo. Quando in sala catechismo prendiamo il tono da televendita spirituale – “è importante”, “dovete capire”, “vi servirà nella vita” – i ragazzi non si ribellano. Semplicemente spariscono. Educati. Silenziosi. Altrove. Eppure la Chiesa, sorprendentemente, è dalla loro parte.

Il Documento Base per la Catechesi della CEI lo dice chiaramente: «La catechesi è un atto di comunicazione che nasce dall’incontro». Incontro, non conferenza. Relazione, non spiegazione infinita.

Dal punto di vista pedagogico (e umano), i ragazzi ascoltano ciò che riconoscono come autentico. Non quello che “suona giusto”, ma quello che suona vero. E “vero” significa anche parlare la loro lingua, senza imitarli in modo imbarazzante. No, non serve conoscere tutti i gruppi K-pop. Serve sapere che per loro la musica, le serie, i social sono luoghi di identità, non distrazioni. Papa Francesco, nell’Evangelii Gaudium, lo dice senza mezzi termini: «È necessario entrare nella cultura delle persone a cui ci si rivolge». Traduzione catechistica: se non sai dove vivono, non puoi accompagnarli.

E allora qualche scelta pratica aiuta davvero:

  • partire da ciò che conoscono (musica, immagini, storie) per arrivare al Vangelo;
  • usare esempi di vita reale, non solo parabole “spiegate”;
  • fare domande vere, anche se rischiano risposte scomode;
  • accettare che l’attenzione non sia sempre perfetta (spoiler: nemmeno la nostra lo è).

parrocchia san bernardino molfetta – catechismo formazione linguaggio ragazzi come parlare scelte praticheIl Direttorio per la Catechesi (2020) lo ricorda bene: «Il linguaggio della catechesi deve essere comprensibile, narrativo e incarnato». Incarnato. Non astratto. Non da manuale.

E qui arriviamo al momento più delicato: quando, stanchi e un po’ frustrati, scatta la frase proibita: “Se non ti interessa, puoi restare a casa” oppure “Senza percorso, niente sacramento”. Tutti sappiamo che non si dovrebbe fare. Tutti, almeno una volta, lo abbiamo fatto. Pedagogicamente parlando, è controproducente. Il ragazzo non capisce il valore del cammino, ma solo la minaccia. Il sacramento diventa un premio da conquistare, non un dono. La CEI è chiarissima:«I sacramenti non sono premi per i meritevoli, ma doni per chi è in cammino». E Papa Francesco, nell’Amoris Laetitia, rincara: «Nessuno può essere escluso a causa delle sue fragilità». Nemmeno quello che si annoia. Nemmeno quello che ascolta K-pop invece di noi.

Educare oggi è scegliere la strada più faticosa: restare nella relazione, parlare una lingua comprensibile, rinunciare ai ricatti e agli slogan. Meno televendite, più presenza. Meno dovete”, più “camminiamo insieme”. Perché forse non ricorderanno tutto quello che abbiamo detto. Ma ricorderanno se, in mezzo al caos del mondo moderno, qualcuno ha provato davvero a incontrarli. E questo, anche con una playlist improbabile in sottofondo, è già Vangelo vissuto.

 

A cura di Stefania Soricaro e Annamaria Vitale
Catechiste della Parrocchia di San Francesco D’Assisi (Brindisi)

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