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Luce e Vita | Pastorale mediale: costruire comunità che abitano la rete

Nel tempo in cui la comunicazione attraversa ogni ambito della vita ecclesiale e sociale, fino a plasmare linguaggi, relazioni e percezioni della realtà, emerge una domanda pastorale sempre più urgente: come abitare il digitale non come spazio tecnico, ma come luogo di comunione? È dentro questa prospettiva – tra presenza online e vita comunitaria – che si colloca il tema del nuovo articolo della Rubrica #DigitalisMissio, pubblicata sul Settimanale diocesano Luce e Vita n.6/2026 (domenica 8 marzo) e curata dal nostro Responsabile dell’Equipe delle Comunicazioni Sociali.

In questo contributo viene approfondito, per grandi linee, il significato della pastorale mediale, intesa non come semplice gestione dei canali digitali, ma come dimensione strutturale della vita ecclesiale. La comunicazione viene riletta come spazio di relazione, testimonianza e costruzione di comunità, capace di generare legami autentici e di accompagnare le persone in un cammino di fede reale.

Grazie alla concessione della Redazione di Luce e Vita, l’articolo è ora disponibile anche sul blog parrocchiale per favorirne una più ampia diffusione, non solo in Italia ma anche all’estero: è possibile leggerlo integralmente e, se necessario, usufruire della traduzione automatica (in basso a destra).

Siamo arrivati al giro di boa di questa rubrica. Dopo aver riflettuto sulla missione digitale come orizzonte ecclesiale, su Maria come icona ispiratrice, sulla vocazione che nasce dai doni del Battesimo, sul passaggio dalla connessione alla comunione e, in parte, sul rapporto tra intelligenza artificiale ed evangelizzazione, è tempo di spostare l’attenzione su una dimensione più operativa e pastorale. È in questo snodo che la pastorale mediale emerge come orizzonte concreto e necessario.

Parlare di pastorale mediale significa riconoscere che la comunicazione non è un ambito accessorio né un servizio tecnico, ma una dimensione strutturale della pastorale ordinaria. Una Parrocchia o una Diocesi non sono davvero “connesse” perché utilizzano social, newsletter o canali WhatsApp, ma perché sanno abitare la rete come spazio di relazione autentica, testimonianza evangelica e comunione ecclesiale. Come ha ricordato Padre Borre al Follow Festival 2025, la pastorale digitale parrocchiale è «qualcosa di nuovo che sta emergendo», attraverso un cammino non lineare, fatto di intuizioni, tentativi, entusiasmi e anche resistenze.

Il punto di partenza di Padre Borre è chiaro: «la pastorale parrocchiale digitale è la presenza evangelizzatrice della comunità parrocchiale nell’ambiente digitale». Essa non nasce da strategie di marketing, ma da un carisma vocazionale, che chiede alla Chiesa di riconoscere come l’evangelizzazione passi anche attraverso stili di vita, linguaggi, relazioni e testimonianze capaci di rendere visibili i valori del Vangelo nel digitale.

La pastorale mediale ha così un compito preciso: rendere visibile la vita della comunità. Raccontare ciò che accade, condividere come viene vissuto, comunicare celebrazioni, percorsi, servizi, storie e testimonianze, non per autoreferenzialità, ma perché, come ricorda Padre Borre, «annunciando e comunicando le attività, generano legami di comunione e incontro». L’engagement, nella Chiesa, diventa costruzione di comunità, fatta di relazioni reali che richiedono ascolto, accompagnamento e responsabilità pastorale.

Un tratto irrinunciabile della pastorale mediale è la sua dimensione missionaria. Essa non si esaurisce nella gestione dei canali digitali, ma si configura come impegno ecclesiale per «annunciare il Vangelo in modo creativo», intercettando linguaggi, sensibilità e domande della cultura digitale. Una creatività che non è improvvisazione, ma capacità di rendere l’annuncio comprensibile e accessibile.

La pastorale mediale è chiamata, dunque, a utilizzare con discernimento linguaggi e strumenti digitali per l’evangelizzazione, la formazione e l’accompagnamento pastorale: come primo annuncio per chi è lontano, come sostegno alla crescita nella fede, come prossimità reale che apre a un cammino più profondo e incarnato. In questo senso, la missione digitale non sostituisce la pastorale tradizionale, ma la integra e la prolunga, facendo della rete una soglia verso l’incontro reale con la comunità, la preghiera e la vita sacramentale.

Infine, la pastorale mediale è sempre frutto di un lavoro comunitario e di équipe. «Sono le persone che stanno dietro le telecamere, dietro i computer, dietro i cellulari», ha ribadito Padre Borre, ovvero volontari, giovani e adulti, che lo Spirito suscita nelle comunità. È così che la pastorale mediale diventa segno di una Chiesa viva e sinodale, capace di abitare la rete senza perdere la propria anima, trasformando i media in luoghi di comunione e di Vangelo.

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A cura di Marcello la Forgia
Responsabile Equipe Comunicazioni Parrocchia San Bernardino, Animatore della Comunicazione, Evangelizzatore e Missionario digitale, Social Media Manager accreditato

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