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Il gruppo: palestra di fede o club delle lamentele?

parrocchia san bernardino molfetta - rubrica catechismo formazione ACR stare in gruppo 2026Cari catechisti, parliamoci con il cuore in mano: quante volte, entrando in sala parrocchiale, abbiamo avuto l’impressione di trovarci in un vagone della metro nell’ora di punta invece che in un cenacolo? Tra telefoni che squillano, scarpe slacciate e sguardi persi nel vuoto cosmico, il dubbio sorge spontaneo se stiamo costruendo la Chiesa del futuro o gestendo un doposcuola movimentato. Il confine tra una palestra di crescita e un club delle lamentele è sottile come un’ostia, ma è proprio in questo spazio che si gioca la nostra missione. Sebbene i ragazzi arrivino spesso convinti che il gruppo sia una zona relax, la fede richiede un allenamento costante che parte dall’amicizia autentica. Non si tratta solo di stare insieme tra simpatici, ma di voler bene a chi interrompe, a chi tace o a chi dimentica il sussidio, passando finalmente dal mi piace virtuale all’interesse reale per l’altro.

Allo stesso modo, la responsabilità è il muscolo che permette loro di crescere. Quando chiediamo chi porterà la chitarra e cala un silenzio profondo, dobbiamo ricordare che capire l’importanza della propria presenza rende il gruppo più ricco. Esiste però il rischio che l’incontro diventi il festival del lamento, dove la scuola, i genitori e lo sport sono solo fonti di stress. Sebbene l’ascolto delle fatiche sia sacrosanto, il nostro compito è aiutarli a cambiare prospettiva. La fede non toglie i problemi, ma insegna a camminarci dentro senza affogare, trasformando la noia in una domanda di senso per non ridurre la parrocchia a una semplice sala d’aspetto.

Fare comunione non significa essere fotocopie, poiché la bellezza del gruppo risiede nell’essere un corpo solo con pezzi diversi tra loro. La vera comunione nasce quando scoprono che la gioia dell’altro è anche la propria, realizzando il miracolo di un noi condiviso. Quando, nonostante il caos iniziale, si approda a un momento di silenzio vero davanti a Gesù, comprendiamo che lo Spirito Santo lavora bene anche con il materiale che ha a disposizione, noi comprese. Non dobbiamo scoraggiarci se i frutti non sono immediati; persino gli Apostoli litigavano su chi fosse il migliore mentre il Maestro parlava di dare la vita. Se Gesù ha avuto pazienza con loro, noi possiamo sopravvivere a un altro pomeriggio di caos creativo. Il gruppo è una palestra dove si suda molto, ma la bellezza di vederli camminare insieme ripaga di ogni capello bianco. Quando la tentazione di scappare in un eremo lontano dagli oratori si fa sentire, torniamo alla promessa più bella: “Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro” (Mt 18,20).

 

A cura di Stefania Soricaro e Annamaria Vitale
Catechiste della Parrocchia di San Francesco D’Assisi (Brindisi)

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