Ancora nessun commento

“Fate luce non scintille”: Simone Giannuzzo, racconti di missione

parrocchia san bernardino molfetta - missione giovani 2026 resconto settimana feedback Lorenzo SimoneLa Missione Giovani di quest’anno è stata per me un’esperienza intensa e trasformativa, qualcosa che ha lasciato un segno concreto e che continua ancora oggi a lavorare dentro. Non è stata solo una serie di attività o incontri programmati, ma un tempo vissuto in profondità, fatto di relazioni vere, ascolto e condivisione quotidiana. Sono partito con alcune aspettative, ma sono tornato con domande nuove, legami inattesi e una direzione più chiara verso cui camminare.
Fin dall’inizio mi ha colpito la risposta e l’accoglienza della comunità di San Bernardino: semplice, diretta, senza formalità. Ho sentito subito che non eravamo lì per “fare qualcosa”, ma per esserci davvero. Le persone incontrate – famiglie, bambini, anziani, giovani – hanno dato un volto concreto alla missione. Ogni casa visitata, ogni dialogo nato quasi per caso, ogni saluto scambiato per strada è diventato spazio di incontro autentico. Mi sono sentito parte di una famiglia allargata, accolto e allo stesso tempo responsabile.

.

Il tema che ci ha accompagnato, “Fate luce e non scintille”, riprendendo il pensiero di Don Tonino Bello, rivolto ai giovani del liceo scientifico di Altamura nel 1986: all’inizio mi sembrava solo una bella immagine, ma durante la settimana ha preso forma reale. Ho capito che non eravamo chiamati a gesti eclatanti o momenti spettacolari, ma a una presenza costante, discreta, fedele. Non effetti speciali, ma piccoli segni continui. Non fuochi d’artificio, ma lampade accese. Questo ha cambiato il mio modo di vivere ogni attività: dal gioco con i bambini alla preghiera condivisa, dalle chiacchierate serali agli incontri organizzati.
parrocchia san bernardino molfetta - missione giovani 2026 resoconto settimana feedback Lorenzo Simone (Porto con me tanti volti e momenti precisi: il sorriso libero dei bambini durante il gioco di conoscenza, lo sguardo riconoscente di chi si è sentito ascoltato, le parole profonde emerse nei gruppi di confronto. Non c’è stato un unico episodio decisivo, ma una somma di istanti che, messi insieme, hanno costruito qualcosa di solido. Anche le fatiche e le incertezze sono diventate parte del percorso e mi hanno insegnato a non cercare la perfezione, ma la verità delle relazioni.

.

La settimana della Missione ha confermato alcune intuizioni sulla mia strada, ma allo stesso tempo mi ha messo in discussione. Mi ha fatto capire che la vocazione non è un’idea astratta, bensì un modo concreto di stare tra le persone. Ho riscoperto che la fede, quando è condivisa nella vita quotidiana, diventa forza, orientamento e coraggio. Stare accanto a giovani e famiglie mi ha mostrato una Chiesa viva, imperfetta ma accogliente, capace di sostenere e di lasciarsi interrogare.

.

La Missione non si è conclusa con la celebrazione domenicale di saluto, ma ha aperto un movimento che guarda avanti. Mi ha lasciato il desiderio di continuare a “fare luce” nei contesti che vivo ogni giorno: nelle relazioni, nelle scelte, nel servizio. Quello che ho sperimentato lì ha iniziato a trasformarsi in stile: più ascolto, più presenza, più concretezza. Il futuro, ora, mi sembra meno teorico e più abitabile. E sento che quanto è stato vissuto non resta un ricordo, ma diventa impegno: continuare a esserci, con semplicità, dove c’è bisogno di una luce stabile e non solo di una scintilla.

 

A cura di Simone Giannuzzo
Seminarista, II Anno

 

 

Invia un commento