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Evangelizzare nel digitale: vocazione, non improvvisazione

parrocchia san bernardino molfetta - spiegazione articoli post approfondimenti relazione finale gruppo 3 sinodo missione digitaleNel tempo che la Chiesa sta vivendo, segnato da profondi cambiamenti culturali e relazionali, anche il digitale si rivela sempre più come un luogo in cui la fede si esprime e si trasmette. Come abbiamo più volte evidenziato nei vari articoli della nostra rubrica sull’evangelizzazione digitale (scopri tutti i contributi), non si tratta semplicemente di “esserci online”, ma di riconoscere che proprio nel digitale si può aprire uno spazio reale di incontro, di ricerca e di missione.

Con questo quarto approfondimento sulla Relazione Finale del Gruppo 3 del Sinodo sulla Missione Digitale della Chiesa (scarica e leggi il testo completo) focalizziamo l’attenzione sugli animatori e operatori della comunicazione. Chi evangelizza nel digitale, infatti, non svolge un compito accessorio, ma vive una vera chiamata, che esige consapevolezza, discernimento e formazione.

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parrocchia san bernardino molfetta - spiegazione articoli post approfondimenti relazione finale gruppo 3 sinodo missione digitaleUna vocazione che nasce dal Battesimo

La missione digitale non può essere ridotta a un ruolo tecnico o a una funzione organizzativa. Essa affonda le sue radici nella vocazione battesimale, cioè nella chiamata che ogni cristiano riceve a testimoniare il Vangelo nella propria vita e nei luoghi che abita (in merito, leggi l’articolo “Dai doni del Battesimo alla missione digitale: identità e responsabilità dell’evangelizzatore online”).

La Relazione lo afferma con chiarezza: «L’integrazione della missione digitale non dovrebbe essere solo amministrativa, bensì occorrerebbe riconoscere la missione digitale come una vera e propria vocazione, i cui ministri necessitano della stessa cura, accompagnamento e sostegno spirituale degli altri agenti pastorali» (Relazione, p. 11).

Questa prospettiva cambia radicalmente lo sguardo sugli e per gli evangelizzatori digitali, che non sono più semplici “gestori di contenuti” o “produttori di contenuti”, ma “generatori di relazioni e accompagnamento”. In questo senso, anche il digitale diventa spazio di accoglienza e di Chiesa, perché «integrare la cultura digitale significa anche rispondere alla vocazione della Chiesa all’ospitalità e all’inclusione» (Relazione, p. 11). Chi evangelizza online è, dunque, chiamato a rendere visibile lo stile dell’accoglienza, dell’ascolto e della prossimità.

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parrocchia san bernardino molfetta - spiegazione articoli post approfondimenti relazione finale gruppo 3 sinodo missione digitaleDiscernere, non improvvisare

Se il digitale è luogo di missione, non può essere abitato in modo superficiale o improvvisato: serve uno sguardo consapevole, capace di leggere i linguaggi, i tempi e le dinamiche che lo attraversano. Anche in questo caso, la Relazione sottolinea che «la missione digitale della Chiesa dovrebbe essere seriamente considerata, non come un progetto secondario, ma come parte vitale della sua presenza evangelizzatrice» (Relazione, p. 16).

Per questo motivo, come abbiamo evidenziato in più contributi, la formazione non può essere accessoria, ma è una necessità non solo per i laici, ma anche per i sacerdoti e i consacrati («Molti membri del clero si sentono impreparati a navigare negli spazi digitali», Relazione, p. 16). Tuttavia, quando si parla di formazione, il rischio è quello di ridurla solo alle competenze tecniche. In realtà, la missione digitale chiede molto di più.

La Relazione insiste su una visione integrale: «Molti collaboratori hanno sottolineato la necessità di una formazione sia tecnica che teologica» (Relazione, p. 16). Questo significa che chi evangelizza nel digitale è chiamato a crescere su più livelli:

  • nella competenza comunicativa, per abitare i linguaggi contemporanei;
  • nella profondità spirituale, per non perdere il centro della missione;
  • nella maturità relazionale, per accompagnare davvero le persone.

Per altro, se il digitale amplia enormemente le possibilità di incontro («I missionari digitali hanno il potenziale per coinvolgere un vasto pubblico oltre a quanti partecipano alla Santa Messa», Relazione, p. 16), la formazione non è un optional, ma una responsabilità.

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parrocchia san bernardino molfetta - spiegazione articoli post approfondimenti relazione finale gruppo 3 sinodo missione digitaleUna responsabilità per tutta la Chiesa

La missione digitale non può riguardare solo pochi “addetti ai lavori”, ma deve coinvolge l’intera comunità ecclesiale. Riconoscere questa missione come vocazione significa prendersi cura di chi la vive, accompagnarlo, sostenerlo e formarlo: significa anche, per la Chiesa, assumere fino in fondo la responsabilità di essere presente dove oggi le persone vivono, cercano e si interrogano.

Il digitale non è più una possibilità tra le tante, ma è uno spazio in cui la Chiesa è chiamata a essere se stessa. E questo richiede uomini e donne capaci non solo di comunicare, ma di testimoniare.

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A cura di Marcello la Forgia
Responsabile Equipe parrocchiale delle Comunicazioni

 

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