
Sabato 11 aprile la nostra Chiesa in Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi vivrà un momento che non sarà soltanto una celebrazione solenne, ma un evento che toccherà la sua stessa identità: l’ordinazione episcopale di don Mimmo Basile (per approfondire: “Il nuovo pastore per la nostra Chiesa diocesana: don Domenico Basile nominato Vescovo“). In questa particolare liturgia, infatti, non si compie semplicemente un passaggio personale, ma si rende visibile qualcosa di più grande: la continuità della Chiesa nel tempo, la sua fedeltà alla missione ricevuta dagli Apostoli, l’azione viva dello Spirito Santo che ancora oggi guida il popolo di Dio.
Di fronte a riti così ricchi di gesti, parole e simboli, il rischio è quello di rimanere spettatori, colpiti dalla solennità, ma incapaci di coglierne il significato più profondo: di contro, ogni momento della celebrazione porta con sé un contenuto preciso perché racconta una chiamata, esprime la missione e manifesta la Grazia. Per questo nasce questo articolo: offrire una chiave di lettura capace di accompagnare passo dopo passo dentro il rito e per aiutare a riconoscere ciò che accade davvero. Non si tratta solo di comprendere meglio, ma di partecipare in modo più consapevole.
Nella celebrazione di ordinazione episcopale non si vedrà soltanto un uomo che riceve un incarico, ma la Chiesa che, attraverso la preghiera e i segni della liturgia, genera un nuovo pastore e continua, nella storia di oggi, la sua missione di annunciare, guidare e servire.
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I documenti della Chiesa: comprendere le fondamenta del rito
Per entrare davvero nel significato dell’ordinazione episcopale, è necessario andare oltre ciò che si vede e conoscere ciò che fonda e regola il rito. Dietro ogni gesto, ogni parola e ogni silenzio della celebrazione, infatti, esiste un patrimonio preciso di testi, norme e tradizioni che la Chiesa custodisce con attenzione. Questi documenti non sono semplici indicazioni organizzative o disposizioni tecniche: sono, piuttosto, l’espressione viva della fede della Chiesa lungo i secoli. In essi si riflette una sapienza maturata nel tempo, che ha il compito di garantire che ciò che oggi si celebra sia autenticamente in continuità con ciò che la Chiesa ha sempre creduto e vissuto.
Attraverso queste norme, la Chiesa custodisce tre dimensioni fondamentali:
- la fedeltà alla tradizione apostolica, perché ciò che avviene oggi sia in continuità con gli Apostoli;
- l’unità della Chiesa, perché ogni ordinazione sia sempre vissuta in comunione e non in modo isolato;
- la verità del sacramento, perché il gesto liturgico esprima realmente ciò che significa.
Comprendere questi documenti significa allora scoprire che nulla è lasciato all’improvvisazione: il rito non nasce dalla creatività del momento, ma da una storia lunga e viva, attraversata dalla fede, dalla preghiera e dal discernimento della Chiesa. E proprio questa consapevolezza permette di guardare all’ordinazione episcopale con occhi nuovi: non come a una semplice celebrazione, ma come a un atto profondamente radicato nella vita della Chiesa, in cui ciò che si vede è sostenuto da ciò che la Chiesa crede e custodisce.
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Il rito oggi: una tradizione viva che attraversa il tempo
Il rito di ordinazione episcopale che oggi viene celebrato nella Chiesa non è frutto di una costruzione recente, ma il risultato di un lungo cammino di maturazione liturgica e teologica. La sua forma attuale è stata definita dalla Costituzione Apostolica Pontificalis Romani, promulgata da Papa Paolo VI il 18 giugno 1968, nel contesto del rinnovamento liturgico avviato dal Concilio Vaticano II. A questo intervento è seguita la pubblicazione del Pontificale Romano De ordinatione episcopi, presbyterorum et diaconorum, il libro ufficiale che raccoglie e ordina i riti delle ordinazioni. Non si tratta semplicemente di un testo rituale, ma di uno strumento attraverso il quale la Chiesa traduce in forma visibile e celebrativa la propria fede sul ministero ordinato.
Questo Pontificale, tuttavia, non è rimasto immutato. Nel tempo è stato oggetto di revisione, in particolare da parte di San Giovanni Paolo II, che ne ha approvato una nuova edizione pubblicata il 16 aprile 1992. Tale versione è entrata ufficialmente in vigore il 29 novembre dello stesso anno, prima domenica di Avvento, segnando un ulteriore passo nel processo di approfondimento e chiarificazione del rito.
Questa evoluzione nel tempo rivela un aspetto fondamentale: la liturgia della Chiesa non è qualcosa di statico o immobile, ma una realtà viva. Essa viene custodita con fedeltà, ma anche continuamente riletta, purificata e approfondita, affinché possa esprimere in modo sempre più chiaro e accessibile il mistero che celebra. Per questo si può dire che il rito di ordinazione episcopale è allo stesso tempo antico e attuale: radicato nella tradizione apostolica, ma capace di parlare alla Chiesa di oggi, mantenendo intatta la sostanza della fede e rinnovandone continuamente la forma espressiva.
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Il Catechismo: il significato profondo dell’episcopato
Per comprendere davvero che cosa avviene nell’ordinazione episcopale, è necessario andare oltre la dimensione visibile del rito e coglierne il significato più profondo. In questo, il Catechismo della Chiesa Cattolica offre una chiave essenziale, in particolare nei paragrafi 1555-1561, dove viene spiegata la natura dell’episcopato. Il Catechismo afferma che il Vescovo riceve la «pienezza del sacramento dell’Ordine», ovvero che nell’episcopato si compie in modo pieno ciò che è già presente nel sacerdozio, portandolo alla sua forma completa e originaria, così come è stata voluta da Cristo e trasmessa dagli Apostoli.
Per questo il Vescovo è riconosciuto come:
- successore degli Apostoli, inserito in una continuità che attraversa i secoli e garantisce la fedeltà della Chiesa alle sue origini;,
- principio visibile di unità nella Chiesa particolare, cioè colui che tiene insieme il popolo di Dio nella fede, nella carità e nella comunione;
- segno della presenza di Cristo Pastore, non in senso simbolico o rappresentativo, ma reale e sacramentale
Questi elementi aiutano a comprendere che il Vescovo non è semplicemente una figura di coordinamento o di guida organizzativa: il suo ministero non si riduce a una funzione, ma nasce da una trasformazione profonda operata dal sacramento. Affermare, infatti, che il Vescovo è un segno sacramentale significa riconoscere che, attraverso la sua persona e il suo ministero, è Cristo stesso che continua a guidare, insegnare e prendersi cura del suo popolo. Per questo, l’ordinazione episcopale non riguarda soltanto un incarico affidato, ma una realtà nuova che viene donata: una vita consacrata a rendere visibile, nella storia concreta della Chiesa, la presenza del Buon Pastore.
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Apostolorum Successores e i requisiti del candidato: il volto concreto del ministero episcopale
Per comprendere pienamente il significato dell’ordinazione episcopale, è necessario guardare non solo al momento del rito, ma anche a ciò che esso genera: una vita interamente consegnata al servizio della Chiesa. In questa prospettiva, si colloca il Direttorio Apostolorum Successores, pubblicato nel 2004, che offre un vero e proprio orientamento per il ministero dei Vescovi. Questo direttorio non descrive il rito, ma ciò che il Vescovo rappresenta, ovvero colui che:
- custodisce la comunione nella Chiesa;
- annuncia con fedeltà il Vangelo;
- guida il popolo con carità pastorale;
- vive una particolare attenzione verso i poveri e i più fragili.
Dunque, il ministero episcopale è una missione da vivere ogni giorno, nella concretezza delle relazioni, delle decisioni e del servizio. Proprio per questo la Chiesa, prima ancora di celebrare l’ordinazione, pone grande attenzione alla persona che viene chiamata. Il Codice di Diritto Canonico, al canone 378, stabilisce i requisiti per essere ritenuti idonei all’episcopato. Non si tratta di criteri formali, ma di indicazioni che delineano un profilo umano, spirituale e pastorale ben preciso. Il candidato deve essere:
- saldo nella fede e di buoni costumi;
- uomo di preghiera, animato da autentico zelo pastorale;
- prudente, equilibrato e stimato, con una buona reputazione;
- di età non inferiore ai 35 anni;
- sacerdote da almeno cinque anni;
- dotato di una solida formazione, attestata da studi in Sacra Scrittura, Teologia o Diritto Canonico.
Questi requisiti mostrano con chiarezza che l’episcopato non è un punto di partenza, ma un punto di arrivo: non si diventa vescovi per iniziare un cammino, ma perché un cammino è già stato vissuto e riconosciuto dalla Chiesa. È una vita già provata nella fede, nel servizio e nella responsabilità pastorale che viene confermata e portata a compimento. L’ordinazione, quindi, non crea dal nulla, ma riconosce, consacra e invia ciò che lo Spirito ha già iniziato a operare nella vita di una persona. In questo senso, la scelta di un Vescovo non è mai solo una decisione organizzativa, ma un atto di discernimento ecclesiale, in cui la Chiesa cerca di riconoscere chi può diventare, per il popolo di Dio, segno credibile e concreto della presenza di Cristo Pastore.
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Una Chiesa che custodisce e trasmette
Guardando insieme questi documenti, emerge con chiarezza una verità fondamentale: nella vita della Chiesa nulla è improvvisato. Ogni gesto liturgico, ogni norma, ogni passaggio – dalla scelta del candidato fino alla celebrazione del rito – nasce da una tradizione viva, custodita con fedeltà e continuamente trasmessa. Il rito, le norme, il discernimento sul candidato: tutto converge verso un unico grande obiettivo, che attraversa i secoli e definisce l’identità stessa della Chiesa: custodire la fedeltà alla missione ricevuta dagli Apostoli e trasmetterla, integra e viva, nel tempo.
Questa consapevolezza cambia lo sguardo: l’ordinazione episcopale non appare più come un evento isolato o semplicemente solenne, ma come un momento in cui la Chiesa manifesta ciò che è, ovvero una comunità guidata dallo Spirito Santo, che continua a generare pastori per il suo popolo. Comprendere le fondamenta – i documenti, le norme, il cammino di discernimento – è il primo passo, ma per entrare pienamente nel mistero che si celebra è necessario ora fermarsi su ciò che si vedrà concretamente durante la liturgia.
Nel prossimo articolo, infatti, ci soffermeremo passo dopo passo sul rito di ordinazione episcopale, per coglierne i momenti, i segni e il significato profondo, così da poter vivere quella celebrazione non da spettatori, ma da partecipi consapevoli.






