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Comunità cristiana: più che spettatori della messa, protagonisti

parrocchia san bernardino molfetta - essere comunità cristinana rubrica catechetica formazione 2026 Avete presente quella forza invisibile, quasi magnetica, che spinge la maggior parte delle persone a fare retromarcia non appena varca la soglia della chiesa? È una dinamica che a noi catechiste fa salire la pressione ogni volta: la caccia spietata all’ultimo banco in fondo. Possibilmente quello parzialmente coperto da una colonna, vicino alla porta d’uscita, perfetto per controllare lo smartphone senza farsi notare e battere in ritirata un secondo prima che il prete dica “la Messa è finita”. Ci si trincera lì, braccia conserte e sguardo fisso sull’orologio, adottando la classica “modalità spettatore”, come se stessimo guardando una partita di uno sport sconosciuto in tv: non si capiscono le regole, non ci si sente coinvolti e si aspetta solo il fischio finale.

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Eppure, dietro quel nascondersi in ultima fila, a volte non c’è pigrizia, ma il timore profondo di sentirsi fuori posto o il terrore di incrociare lo sguardo di chi siede davanti – quello dei “bravi cristiani” – e leggervi un giudizio. Così, quando il parroco alza gli occhi dall’altare e cerca proprio le ultime file per intercettare i volti rimasti in ombra, quegli sguardi cadono a terra per timore. È un peccato, perché il parroco non sta controllando chi c’è per fare l’appello o per giudicare le assenze: vi sta cercando perché una comunità senza gli ultimi banchi è una comunità mutilata. Quel prolungato gioco di sguardi evitato è lo specchio di una fede vissuta in difesa, quando invece nel Vangelo Gesù è stato chiarissimo: «Gli ultimi saranno i primi» (Matteo 20, 16). Chi sta in fondo, chi si sente fragile o ferito, non è un cristiano di serie B, ma è il primo che il Signore desidera mettere al centro.

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parrocchia san bernardino molfetta - essere comunità cristinana rubrica catechetica formazione 2026La parrocchia non è un cinema dove si paga il biglietto dell’offerta per assistere allo spettacolo del prete e del coro. La comunità è un corpo vivo, e la notizia bomba è che ciascuno di noi è un titolare in campo, non una riserva da panchina. Ce lo ricorda Georges Bernanos: «La Chiesa non ha bisogno di ammiratori, ma di servitori» (Diario di un curato di campagna, 1936).

Se nelle celebrazioni, e non solo, tutto funziona, non è merito di una magia, ma di un lavoro intenso in collaborazione dietro le quinte. Pensiamo a noi catechisti che cerchiamo modi creativi per non far addormentare i ragazzi; agli operatori Caritas che ascoltano storie che spezzano il cuore; ai volontari che preparano quintali di panini per i campetti. E pensiamo alle “signore del rosario”, che presidiano le panche ogni pomeriggio: con le loro preghiere sono il “motore di riserva” spirituale che tiene in piedi la baracca. Il loro unico carburante è la gratuità.

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parrocchia san bernardino molfetta - essere comunità cristinana rubrica catechetica formazione 2026

Diventare protagonisti inizia tra i banchi, smettendo di fare le belle statuine: rispondendo ad alta voce e cantando, anche se stonati. Ma l’impegno continua fuori, perché la fede senza opere è solo un bel sentimento da salotto. Significa portare la spesa a un anziano o regalare un’ora a chi è solo, come diceva Santa Teresa di Calcutta: «Non capiremo mai quanto bene può fare un semplice sorriso. Troviamo il tempo di servirci gli uni gli altri» (Il cammino semplice).

La prossima volta facciamo un piccolo atto di coraggio: accorciamo le distanze. Sfondiamo la barriera della paura, avanziamo verso l’altare e incrociamo lo sguardo del parroco con un sorriso. C’è una verità profonda che Papa Francesco ci ha ricordato sul sagrato di San Pietro: «Ci siamo resi conto che non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo, ma solo insieme. Nessuno si salva da solo» (Momento straordinario di preghiera in tempo di pandemia, Sagrato della Basilica di San Pietro, 27 marzo 2020) .

Nessuno qui è perfetto, siamo tutti sulla stessa barca. Questa comunità diventa davvero una famiglia solo quando smettiamo di navigare in solitaria negli ultimi banchi e iniziamo a remare insieme.

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A cura di Stefania Soricaro e Annamaria Vitale
Catechiste della Parrocchia di San Francesco D’Assisi (Brindisi)

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